Sulla rottura della promessa di matrimonio: elementi probanti l’impegno

Sulla rottura della promessa di matrimonio: elementi probanti l'impegno

In questa sentenza il Tribunale di Pavia specifica che, ai fini risarcitori, la richiesta di pubblicazioni ex art. 81 c.c. viene dalla giurisprudenza equiparata alla redazione formale della promessa.

Elementi sintomatici della serietà dell’impegno assunto sono: la convivenza in fase prematrimoniale per la durata di diversi anni, l’acquisto di un immobile da adibire a luogo di abitazione, l’incarico per la ristrutturazione dello stesso, l’avvio e la prosecuzione dei preparativi per le nozze, la comunicazione delle nozze a parenti e amici molti mesi prima della data stabilita, la notorietà dell’impegno assunto.

Ulteriore elemento che il Giudice è chiamato a valutare è il momento temporale della rottura, tanto più grave quanto più vicina alla cerimonia.

Tribunale Pavia sez. III, 05/06/2018, (ud. 05/06/2018, dep. 05/06/2018), n.967

Fatto

Con atto di citazione ritualmente notificato la sig.ra K.C. conveniva in giudizio il sig. D.B. al fine di far accertare la responsabilità di quest’ultimo in ordine alla rottura della promessa matrimoniale e, conseguentemente, ottenere il risarcimento dei danni subiti.

A fondamento della propria domanda parte attrice evidenziava che: era fidanzata e convivente dal settembre 2012 con il sig. D.B.; nell’agosto 2014, nel corso di un viaggio in Thailandia, questi formulava una proposta di matrimonio e venivano quindi stabiliti la data (8.8.2015) e luogo delle nozze (Comune di Volterra); nel dicembre 2014 il sig. B. donava l’anello di fidanzamento alla C. e, nel medesimo periodo, i due comunicavano ai rispettivi genitori l’intenzione di convolare a nozze; iniziavano i preparativi per la cerimonia e, nell’aprile 2015, erano eseguite le pubblicazioni nuziali; in data 4.5.2015 i sig.ri C. e B. acquistavano, di comune accordo, l’immobile sito in V. via (omissis…) al fine di adibirlo a casa coniugale, conferendo altresì incarico al geometra S. per la ristrutturazione nonché accendendo un mutuo cointestato presso U. filiale di A.; i primi giorni del luglio 2015 iniziavano le discussioni tra il B. e i propri famigliari a causa della mancata partecipazione del fratello C. all’addio al celibato del sig. D.B., avvenuto il (omissis…)., e della mancata partenza dello stesso C. il venerdì antecedente al matrimonio; malgrado dissapori famigliari e conseguenti litigi tra il sig. B. e la sig.ra C., in data 24.7.2015 questi ultimi si recavano dal geometra S. per definire le pratiche da presentare al Comune; in data 29.7.2015 E.B., sorella del promesso sposo, comunicava che le nozze non si sarebbero celebrate; in data 31.7.2015 il sig. D.B., tornato dall’estero, comunicava alla sig.ra C. di non recarsi presso la propria abitazione per la cena per la situazione delicata; nel medesimo pomeriggio il sig. B. si recava con la madre presso l’abitazione della sig.ra C. e comunicava che il matrimonio non si sarebbe svolto a causa del malcontento dei famigliari; in data 1.8.2015 il sig. B. si recava presso il negozio ove lavorava la sig.ra C. al fine di ritirare i propri beni personali e, alla presenza dei genitori, confessava di aver provocato la rottura della promessa matrimoniale e dichiarava di voler provvedere al pagamento di quanto dovuto; in data 2.8.2015 nel corso di ulteriore incontro, dopo una discussione il sig. B. dichiarava nuovamente di volersi sposare: tuttavia, il medesimo giorno, raggiunta la propria madre alle ore 16.00 il sig. B. non rispondeva alle telefonate; il giorno 3.8.2015 il sig. B. tornava presso l’abitazione per riprendere le proprie cose e consegnava un assegno a per l’importo di Euro 12250,00 a ristoro delle spese sostenute; in data 10.8.2015 tuttavia riceveva lettera da parte dell’avvocato del sig. B. che imputava a lei la rottura del matrimonio; la fattispecie era sussumibile nell’art. 81 c.c. l’attrice aveva subito un danno patrimoniale in ragione delle spese sostenute; inoltre, sul piano non patrimoniale, la vicenda aveva pregiudicato la salute dell’attrice, nonché cagionato una lesione al decoro e alla reputazione della stessa.

Si costituiva il sig. B. contestando quanto ex adverso dedotto ed eccependo che: la mancata partecipazione del fratello C. all’addio al celibato i D. e il mancato arrivo il venerdì precedente il matrimonio avevano determinato l’origine dei contrasti tra la sig.ra C. e il sig. B. in quanto la prima era stata offesa a causa di tali circostanze; i contrasti con la sig.ra E.B., partecipante insieme all’attrice ad un corso di cucito, sussistevano già nel maggio 2015, come attestato da chat; parimenti le discussioni tra i due fidanzati risalivano già al giugno 2015 fino a culminare nel luglio 2015 in litigi via (omissis…) nel corso dei quali la sig.ra C. dichiarava espressamente di non volere più sposarsi;; il sig. B. cercava più volte una riappacificazione con la fidanzata; quest’ultima telefonava a casa e inveiva contro la madre del convenuto; il 31.7.2015 avveniva l’incontro a cui aveva partecipato la madre del convenuto al solo fine di tentare un componimento del conflitto; il primo agosto 2015 il sig. B. si recava presso il negozio della sig.ra C. al fine di prendere un cambio ma quest’ultima rifiutava il chiarimento; il giorno seguente, avveniva un ulteriore incontro all’esito del quale i fidanzati componevano la lite intercorsa; tuttavia nello stesso pomeriggio il sig. B. era colto da malore; il giorno 3.8.2015 l’attore tornava presso l’abitazione della fidanzata con libretto degli assegni allo scopo di saldare le spese per il matrimonio ma la sig.ra C., contrariamente a quanto concordato la sera precedente ribadiva la volontà di non sposarsi e pretendeva un assegno per ristoro delle spese sostenute; la volontà di non sposarsi era dunque esclusivamente imputabile alla sig.ra C.; quest’ultima non aveva comunque dato prova di aver subito danno né sul piano patrimoniale (essendo insufficiente la documentazione prodotta) né sul piano morale; al contrario il sig. B. aveva subito un danno risarcibile ex art. 81 c.c. proprio in ragione della rottura della promessa matrimoniale imputabile alla C. e formulava a riguardo domanda riconvenzionale per l’importo di Euro 32550,00 oltre che dii restituzione dell’anello di fidanzamento.

Assegnati i termini ex art. 183 sesto comma c.p.c. era esperito inutilmente un tentativo di conciliazione ex art. 185 c.p.c.; istruita quindi la causa mediante acquisizione della documentazione prodotta dalle parti nonché interrogatorio formale ed esame dei testimoni, all’udienza del 28 marzo 2018, i difensori delle parti insistevano nelle rispettive conclusioni, e il giudice tratteneva la causa in decisione assegnando termini ridotti ai sensi dell’art. 190 secondo comma c.p.c. per il deposito delle memorie conclusionali e delle repliche.

In sede di comparsa conclusionale in ragione di accordo transattivo intercorso tra le parti, queste ultime rettificavano le rispettive conclusioni, come sopra riportate

Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione

In via preliminare si prende atto della parziale transazione intervenuta tra le parti dopo l’udienza di precisazione delle conclusioni e ratificata dalle stesse mediante scrittura privata (cfr. doc. allegato alla comparsa conclusionale di parte attrice); in particolare le parti hanno raggiunto un accordo sia in ordine alla controversia instaurata presso il Tribunale di Pavia r.g. ….e dunque, in relazione all’immobile oggetto di acquisto, sia in relazione al procedimento penale ….avviato dopo la querela sporta dal B. nei confronti della sig.ra C. per appropriazione indebita.

Conseguentemente, le relative conclusioni di ciascuna parte formulate nel presente giudizio sono state rettificate in sede di comparsa conclusionale; parte attrice ha eliminato le voci di danno relative all’acquisto dell’immobile e al mutuo; parimenti parte convenuta ha ridotto il quantum oggetto della propria pretesa in via riconvenzionale.

L’avvenuta transazione preclude l’analisi nel merito delle questioni oggetto di rinuncia.

In punto di fatto, nel merito, costituisce circostanza non contestata che i sig.ri K.C. e D.B. formulavano reciprocamente promessa di matrimonio: quantunque non formalizzata in scrittura privata o atto pubblico, risulta documentato che i medesimi provvedevano alle relative pubblicazioni matrimoniali (doc. 1 parte attrice).

Inoltre, sono pacifici tra le parti e dunque da considerarsi provati ex art. 115 c.p.c., la serietà e l’ufficiosità dell’impegno assunto: sotto il primo profilo sono circostanze non contestate la convivenza in fase prematrimoniale per la durata di circa tre anni, l’acquisto di un immobile da adibire a luogo di abitazione, l’incarico per la ristrutturazione dello stesso, l’avvio e la prosecuzione dei preparativi per le nozze; sotto il secondo profilo è non contestato sia che entrambe le parti provvedevano alla comunicazione delle nozze ai rispettivi parenti e amici già nel dicembre 2014, ovvero circa otto mesi prima la data stabilita, sia che la notizia del matrimonio fosse ormai di dominio pubblico al momento della rottura della promessa.

In terzo luogo, è pacifico che la rottura avveniva sul piano temporale nei giorni immediatamente precedenti alla celebrazione del matrimonio

In punto di diritto la richiesta di pubblicazioni ex art. 81 c.c. risulta espressamente equiparata alla redazione formale della promessa (Trib Monza, 31.03.2011 Trib. Bari, 28.9.2006)

In base all’indirizzo giurisprudenziale consolidato” La promessa di matrimonio, contemplata dagli artt. 79-81 cod. civ., si identifica, alla stregua del costume sociale, nel cosiddetto fidanzamento ufficiale, e sussiste, cioè, quando ricorra una dichiarazione espressa o tacita, normalmente resa pubblica nell’ambito della parentela, delle amicizie e delle conoscenze, di volersi frequentare con il serio proposito di sposarsi, affinché ciascuno dei promessi possa acquisire la maturazione necessaria per celebrare responsabilmente il matrimonio, libero restando di verificare se questa venga poi conseguita in se stesso e nell’altro e di trarne le debite conseguenze. Nell’ambito di detta promessa, si distingue quella di tipo solenne, di cui all’art. 81 cod. civ., soggetta a determinati requisiti (vicendevolezza, capacità di agire dei promittenti, atto pubblico o scrittura privata o richiesta di pubblicazioni di matrimonio), e produttiva di una situazione di affidamento, fonte di possibile responsabilità risarcitoria da quella di tipo semplice, non soggetta ad alcun requisito di capacità o di forma, qualificabile come mero fatto sociale, e non produttiva di alcun effetto giuridico diretto, tenuto conto che la restituzione dei doni, prevista dall’art. 80 cod. civ., non deriva dalla promessa, ma dal mancato seguito del matrimonio”. (in termini Cass. 2.5.1983 n. 3105 recentemente nel merito Trib. Roma, sez. I, 12.01.2015)

In ragione di quanto esposto, in punto di diritto, ai sensi del combinato disposto degli artt. 80 e 81 c.c. la rottura della promessa legittima l’altro promittente all’azione di restituzione dei doni fatti e ad ottenere il risarcimento dei danni relativi alle obbligazioni assunte ed alle spese contratte “a causa” della promessa stessa.

A quest’ultimo proposito, in particolare, il promesso sposo, il quale rifiuta di contrarre matrimonio, in assenza di un giustificato (e da lui provato) motivo e dopo che siano intervenute le pubblicazioni, è tenuto al rimborso delle spese sostenute dal fidanzato in vista delle nozze; (recentemente Cass. 15.10.2015, n. 20889)

Premesse tali coordinate giurisprudenziali, nonché valutati gli elementi di fatto pacifici sopra evidenziati, nel caso in esame, ciascuna delle parti ha fornito una ricostruzione delle circostanze significative ai fini dell’accertamento della responsabilità della rottura della promessa di matrimonio, diversa, rectius a volte in vera e propria antitesi, rispetto a quella dell’altra.

All’esito dell’istruttoria testimoniale nonché in base alla documentazione acquisita è possibile tuttavia ricostruire nelle linee essenziali le ragioni della rottura.

In primo luogo, non risulta convincente la tesi di parte convenuta secondo cui i dissapori determinanti la rottura della promessa matrimoniale avevano inizio già in ragione della chat intercorsa via whatsapp tra la sorella del convenuta, sig. E.B., e l’attrice il primo maggio 2015; tale discussione infatti denota un atteggiamento spiritoso, al più sarcastico, della prima nei confronti della seconda; inoltre, pur volendo considerare il sarcasmo, nel maggio 2015 non sussiste alcun ulteriore elemento, probatorio o indiziario, da cui desumere una situazione di crisi, tenendo altresì conto che, in quale momento, i preparativi proseguivano normalmente.

Parimenti non condivisibile il riferimento alla chat del 24.6.2015 intercorsa proprio tra i fidanzati: dalla citata discussione infatti emergono fisiologiche schermaglie amorose in cui la futura moglie, sig.ra C. reclama maggiore attenzione per la propria persona, proprio in vista del futuro matrimonio(“…spero che quel giorno mi farai sentire bella come una sposa…non mi sento amata…avresti dovuto essere dalla mia parte…”;) le critiche inoltre sono rivolte in primo luogo alla sorella del fidanzato, sig.ra E.B., e solo indirettamente al sig. D.B. (doc. 3 parte convenuta); parimenti non significative le chat concernenti la preparazione delle feste per l’addio al celibato e al regalo intercorse tra soggetti terzi.

Un momento di effettiva crisi relazionale e affettiva tra i fidanzati è attestato nelle chat del 21 22 e 23 luglio 2015 (doc. 5 parte convenuta); il contenuto e la forma linguistica dei messaggi inviati dalla sig.ra K.C. al sig. D.B. assumono infatti carattere di rifiuto nei confronti dei preparativi e del matrimonio stesso, ed evidenziano una situazione di contrasto tra i due (“Ieri hai proprio superato il limite. Non posso accettarlo. Se non sai difendere e prenderti cura di me, non puoi neanche farti una famiglia con me Non voglio saperne più niente. Avete tutti superato il limite,tu piu’ degli altri.:Appena riesco preparo l’elenco delle persone x le disdette. Poi te lo mando. Ci penserai tu .Io non voglio saperne più niente”.)

È bene precisare inoltre che in tali chat si palesa comunque, da un lato un atteggiamento prevalentemente “rigido” da parte della sig.ra C. in ordine a talune soluzioni o consigli del sig. B., dall’altro plurimi tentativi da parte di quest’ultimo di addivenire ad un componimento della crisi.

Malgrado tale circostanza (di indubbio rilievo ai fini della valutazione della responsabilità ovvero di un concorso di colpa) è bene precisare ulteriori aspetti particolarmente significativi ai fini del giudizio.

In primo luogo le lamentele della C. attengono prevalentemente (rectius quasi esclusivamente) ad atteggiamenti poco comprensivi, se non di vera e propria ostilità, della famiglia del sig. B. nei suoi confronti: a tali critiche, quest’ultimo oppone invero deboli argomentazioni, quasi sempre a sostegno e difesa della propria famiglia di origine, non prendendo mai, in modo netto, la difesa della fidanzata; in altri termini da tali chat, si evince che il B. cercava di mediare tra due contrapposte posizioni: tale atteggiamento, se da un lato attesta il carattere mite del convenuto e la sua non pregiudiziale ostilità al matrimonio, dall’altro risulta essere comunque insufficiente al fine di escludere una responsabilità del primo in ordine alla rottura della promessa matrimoniale proprio in quanto la fidanzata era presumibilmente esasperata da comportamenti della famiglia B..

In secondo luogo, elemento maggiormente significativo, è bene precisare che neanche tali ultimi contrasti determinavano comunque la definitiva rottura della promessa di matrimonio in quanto è circostanza non contestata e debitamente documentata che in data 24.7.2015 gli stessi fidanzati si recavano presso lo studio del geometra S. al fine di sottoscrivere le pratiche burocratiche necessarie per la ristrutturazione dell’immobile (doc. 7)

Parimenti, sotto il medesimo profilo, parte attrice ha altresì depositato il testo di ulteriori chat, successive sul piano temporale a quelle sopra esaminate, il cui contenuto era, in modo non equivoco, di carattere amoroso e attestante una piena ricomposizione di affetti reciproci in vista delle nozze (cfr. doc. 18 e 19 parte attrice)

Inoltre, le testimonianze raccolte, in modo non equivoco, hanno confermato che la sig.ra C. provvedeva ai preparativi per tutto il mese di luglio e anche nei primi giorni di agosto (G. “Confermo che fino ai primi di agosto K.C. stava preparando il matrimonio”, S.C.”..specifico che fino al 31 luglio mia figlia proseguiva i preparativi”B.”la sera del 31.7.2015 abbiamo riferito dell’incontro a nostra figliala quale, tuttavia, anche il giorno seguente proseguiva con i preparativi” F.C.); tale circostanza è stata confermata dallo stesso sig. D.B. in sede di interrogatorio formale (“confermo; fino ai primi di agosto preparavamo insieme il matrimonio”)

Conseguentemente, è ragionevole supporre che il matrimonio non fosse stato ancora annullato e che i due fidanzati, malgrado i contrasti del 21, 22 e 23 luglio, conservassero una seria e concreta intenzione di sposarsi almeno fino alla fine del luglio 2015.

Gli eventi precipitavano nei giorni immediatamente precedenti alla data stabilita per le nozze; particolarmente significativa una serie di circostanze

In primo luogo risulta accertato, perché riconosciuta in sede testimoniale, che la sig.ra E.B., sorella del convenuto, avvisava la sig.ra G. della rottura del matrimonio già in data 28.7.2015 (G. “preciso che in data 28.7.2015 la sig.ra E.B. mi comunicava che il matrimonio non sarebbe stato celebrato”); situazione analoga quella della sig.ra C. che ha confermato di aver appreso la notizia della mancata celebrazione del matrimonio direttamente dalla sig.ra E.B. già nel luglio 2015 e comunque prima della comunicazione di K.C.; sentita a riguardo, la sig.ra E.B. ha reso dichiarazioni parzialmente ammissive (“non ho detto espressamente che il matrimonio era annullato ma ho riferito la circostanza di aver visto mio fratello in lacrime e con sacchi neri riportare i suoi effetti personali a casa dei genitori”).

In secondo luogo, è fatto non contestato che, in data 31.7.2015 il sig. D.B., unitamente alla madre, si recava presso l’abitazione della sig.ra K.C. in sua assenza: tale circostanza è indicativa ex se di invadenza della famiglia B. nella sfera dei rapporti interpersonali tra K. e D.; inoltre attesta ulteriormente il carattere eccessivamente protettivo della madre nei confronti del figlio, tenuto conto dell’età e della condizione personale di quest’ultimo, che, come anche lo sviluppo delle vicende dimostrano, si è rivelato nella circostanza scarsamente capace nella gestione dei rapporti con la genitrice.

Sebbene in merito al contenuto del predetto incontro del 31.7.2015 vi siano discordi ricostruzioni, secondo una valutazione complessiva, anche alla luce del confronto effettuato tra testimoni, risulta maggiormente attendibile la versione di parte attrice e dunque il Tribunale ritiene che, in quella sede, la madre del sig. B., sig.ra M., dichiarava, insieme al figlio, che il matrimonio era annullato.

In tal senso convergono, anzitutto, plurime dichiarazioni testimoniali (S.C. “la madre ha ribadito che il matrimonio non si sarebbe svolto” Albini “la madre ha dichiarato che in casa c’era malcontento” F.C. “ho sentito la madre dire che il matrimonio non si sarebbe svolto”)

In secondo luogo, parzialmente contraddittorie le dichiarazioni del sig. D.B. il quale da un lato ha negato che la madre avesse mai detto che il matrimonio sarebbe stato annullato, precisando tuttavia che la stessa madre aveva ribadito “di conoscere le problematiche e si è offerta di aiutarci”.

In terzo luogo, parte convenuta non ha fornito comunque una motivazione convincente ed alternativa in ordine alla visita del 31.7.2015; in altri termini, laddove, in via astratta, si volesse aderire alle tesi di parte convenuta (e dunque, si escludesse la presenza di malcontento famigliare o che la madre fosse a conoscenza dei problemi) non si capirebbe il motivo della visita congiunta.

Ulteriore elemento significativo è quello relativa all’incontro chiarificatore del due agosto, all’esito del quale costituisce fatto pacifico che il sig. D.B. e la sig.ra K.C. superavano ulteriormente i relativi conflitti e decidevano nuovamente di convolare a nozze: gli eventi del pomeriggio sono invece ricostruiti in modo alternativo dalle parti in giudizio.

La versione del convenuto (collasso in casa propria) oltre che scarsamente verosimile, non risulta supportata da adeguata documentazione giacché il verbale di pronto soccorso reca data 3.8.2015, ovvero il giorno seguente; in ogni caso, inoltre, l’intervenuto malore non avrebbe impedito ai genitori di informare la sig.ra C. in relazione a quanto accaduto: a fortiori, proprio in ragione della riavvenuta riappacificazione, infatti, questi avrebbero potuto (rectius dovuto) informare la sig.ra K.C. del malore del sig. B., mentre invece costituisce circostanza pacifica che, almeno inizialmente, non solo questi ometteva di rispondere al telefono ma addirittura, nessuno dei genitori contattava la sig.ra C. per informarla dell’accaduto

Risulta pertanto maggiormente verosimile, secondo una valutazione basata su criterio probabilistico, la versione di parte attrice e quindi ritenere che il fidanzato, tornato a casa, interloquito con la madre, avesse nuovamente cambiato idea proprio alla luce del confronto con la propria genitrice.

Sul piano indiziario, inoltre, è parimenti rilevante la consegna di assegno da parte del sig. D.B. alla fidanzata; anche in relazione a tale circostanza è alquanto inverosimile la ricostruzione del convenuto, ovvero che il libretto era stato portato per saldare le spese finali del matrimonio; qualora il B. fosse stato intenzionato a sposarsi infatti non avrebbe avuto necessità di saldare sic et simpliciter l’intero importo, potendo tranquillamente differire il pagamento; al contrario, risulta verosimile che l’emissione di assegno fosse preordinata alla liquidazione delle relative spettanze, proprio in vista della rottura del fidanzamento e del successivo allontamento.

In definitiva in ragione di quanto esposto, risulta accertata una responsabilità prevalente in capo al B. circa la rottura della promessa matrimoniale in ragione della condotta assunta nel periodo precedente alle nozze stabilite: questi infatti, comunicava alla sorella la volontà di non sposarsi quando ancora la fidanzata effettuava i preparativi; inoltre, non era capace di gestire fisiologiche situazioni di contrasto e, soprattutto, considerato il malcontento famigliare e le problematiche sorte, non prendeva in modo netto le difese della futura moglie, decidendo in modo autonomo circa le scelte da compiere; inoltre, in almeno più circostanze in una serie di incontri, dal 31.7.2015 al 3.8.2015, comunicava lui stesso personalmente, unitamente ai propri famigliari, che il matrimonio non si sarebbe svolto.

Accertata pertanto la prevalente responsabilità del B. in ordine alla rottura del matrimonio, e dunque la sua responsabilità ex art. 81 c.c., è comunque rinvenibile un concorso di colpa a carico della stessa C.; l’atteggiamento dell’attrice infatti è stato comunque caratterizzato da un sostanziale irrigidimento della propria posizione, come emerso dalla documentazione in atti e, segnatamente dalle conversazioni in chat sopra evidenziate; tale concorso viene stimato in ordine al 30%.

Premessa la ricostruzione dei fatti come sopra esposta, alla luce della giurisprudenza prevalente possono essere considerate risarcibili, ai sensi dell’art. 81 c.c., non soltanto le spese strettamente connesse alla celebrazione del matrimonio, ma anche tutte quelle che si sostengono in vista dello stesso e che sono legate ad esso da un nesso eziologico (Cass. 15.10.2015, n. 20889)

Il preferibile e maggioritario orientamento giurisprudenziale, inoltre, ha altresì escluso la risarcibilità di danni ulteriori e, segnatamente, di carattere morale, esistenziale, alla salute o comunque non patrimoniali; la motivazione di tale esclusione è meritevole di riproposizione nel presente giudizio; secondo la Suprema Corte “la rottura della promessa di matrimonio formale e solenne – cioè risultante da atto pubblico o scrittura privata, o dalla richiesta delle pubblicazioni matrimoniali (come nel caso di specie, ove il ricorrente ha esercitato il recesso solo due giorni prima della data fissata per la celebrazione delle nozze) – non può considerarsi comportamento lecito…allorchè avvenga senza giustificato motivo. È indubbio che tale comportamento non genera l’obbligazione civile di contrarre il matrimonio, ma il recesso senza giustificato motivo configura pur sempre il venir meno alla parola data ed all’affidamento creato nel promissario, quindi la violazione di regole di correttezza e di autoresponsabilità, che non si possono considerare lecite o giuridicamente irrilevanti. Poichè, tuttavia, la legge vuoi salvaguardare fino all’ultimo la piena ed assoluta libertà di ognuno di contrarre o non contrarre le nozze, l’illecito consistente nel recesso senza giustificato motivo non è assoggettato ai principi generali in tema di responsabilità civile, contrattuale od extracontrattuale, né alla piena responsabilità risarcitoria che da tali principi consegue, poiché un tale regime potrebbe tradursi in una forma di indiretta pressione sul promittente nel senso dell’accettazione di un legame non voluto. Ma neppure si vuole che il danno subito dal promissorio incolpevole rimanga del tutto irrisarcito. Il componimento fra le due opposte esigenze ha comportato la previsione a carico del recedente ingiustificato non di una piena responsabilità per danni, ma di un’obbligazione ex lege a rimborsare alla controparte quanto meno l’importo delle spese affrontate e delle obbligazioni contratte in vista del matrimonio. Non sono risarcibili voci di danno patrimoniale diverse da queste e men che mai gli eventuali danni non patrimoniali. La motivazione della sentenza impugnata, circa la rilevanza degli interessi non patrimoniali, degli affetti e dei diritti della persona del promesso sposo incolpevole, che sarebbero anche costituzionalmente protetti e che risulterebbero lesi dalla rottura della promessa, è irrilevante e non congruente con la disciplina giuridica della materia, poiché tralascia il presupposto ineliminabile per poter attribuire rilevanza ai suddetti diritti e interessi: cioè l’assoggettamento della promessa di matrimonio e del suo inadempimento ai principi generali in tema di responsabilità, contrattuale od extracontrattuale, anziché ai soli effetti espressamente previsti dall’art. 81 c.c.”. (in termini Cass..02.01.2012 n. 9Cass. 02.01.2012, n. 8 nello stesso senso Cass. 15.4. 2010 n. 9052).

In adesione a tale orientamento giurisprudenziale il capo di domanda di parte attrice relativo ai “danni dalla stessa patiti, sia quelli alla salute che i danni all’immagine, onore e reputazione” risulta quindi infondata non potendo determinare, la scelta di non contrarre matrimonio alcun obbligo risarcitorio sotto tale profilo in capo al B.

Parzialmente fondata, viceversa, la domanda di ristoro dei danni patrimoniali.

Anzitutto, in ragione dell’accordo transattivo intercorso tra le parti nell’aprile 2018 e depositato in corso di giudizio, e quindi dell’acquisto da parte della sig.ra C. della proprietà piena del villino sito in Vi. strada (omissis…)., non possono essere considerate, neanche astrattamente, quali danni economici, le spese dedotte e dimostrate sostenute dalla stessa attrice relative all’acquisto di tale immobile, alla sua ristrutturazione o agli allacci alle reti: tali costi sono da considerarsi infatti assorbiti nel valore del bene di cui la sig.ra C. è divenuta proprietaria per l’intero.

Discorso a parte, nell’ambito di tali costi, tuttavia, merita la spesa per il rogito notarile, per l’importo di Euro 5349,00 (non contestato da parte convenuta e comunque provato sub. doc. 14): tale esborso infatti è stato sostenuto dalla C. in ragione dell’acquisto congiunto con il sig. B. del predetto villino ed esclusivamente quindi al fine di renderlo casa comune coniugale; in altri termini, la rottura della promessa matrimoniale ha determinato, in capo alla sig.ra C., la necessità di un duplice esborso attesa la necessità di provvedere ad ulteriore rogito per il successivo passaggio di proprietà, rendendo superflua la spesa già sostenuta per il professionista.

Circa le ulteriori voci indicate nel prospetto allegato in citazione, relative agli esborsi compiuti strictu sensu in funzione del matrimonio (affitto location e dimora, contributo al Comune, fiorista, musica, vini etc. – cfr. pag. 13 atto di citazione), l’eccezione di parte convenuta, circa la mancata prova delle relative spese risulta, nel caso concreto, non condivisibile tenuto conto delle complessive circostanze emerse.

In primo luogo, secondo la comune esperienza ex art. 115 secondo comma c.p.c., tutte le voci di spesa puntualmente indicate dall’attrice risultano altamente verosimili tenuto conto della prossimità delle nozze.

In secondo luogo, i relativi esborsi sono stati, sia pure implicitamente, riconosciuti dallo stesso D.B. che, a seguito di incontro con la sig.ra C., versava in effetti direttamente a quest’ultima assegno dall’importo di Euro 12250,00, analogo al totale complessivo del citato computo; particolarmente significativo a riguardo che, pur nella diversità delle ricostruzioni in ordine alla circostanza di tale pagamento, purtuttavia entrambe le parti concordano nell’affermare che la consegna dell’assegno avveniva a “integrale copertura delle spese affrontate per il matrimonio (circostanza pacifica in causa) (sic conclusionale convenuto pag. 14)

Sotto ulteriore profilo, in terzo luogo, la stessa attrice ha fornito adeguata prova documentale costituita da fatture, scontrini, bonifici bancari o ricevute (doc. 14) nonché estratto conto bancario (doc. 6); tali documenti sia pure aventi astrattamente natura soltanto indiziario, nel caso concreto, si considerano viceversa idonei alla dimostrazione delle spese sostenute in relazione alle distinte voci in ragione dei motivi sopra esposti.

Unico capo di spesa in effetti privo di adeguato supporto probatorio è quello relativa ai musicisti, per l’importo di Euro 1500,00: a riguardo infatti tenuto altresì conto del rilievo dell’importo, risultano insufficienti le mail depositate (la prima risalente peraltro a febbraio 2015 e la seconda avente ad oggetto la scelta dei brani) non supportate da ulteriore documentazione bancaria; tale cifra deve essere quindi detratta da quanto riconosciuto in capo alla sig.ra C..

Pertanto, poiché secondo le stesse allegazioni di parte attrice, tenuto conto del pagamento già avvenuto di Euro 12250 da parte del sig. B., residuavano ulteriori Euro 2815,67 quali spese rimborsabili in occasione del matrimonio, a tale importo viene detratta l’ulteriore somma di Euro 1500, residuando così la cifra di Euro 1315,67.

In definitiva, le spese complessive astrattamente oggetto di restituzione a carico del sig. B. risultano pari a Euro 6664,67 (5349+1315,67); purtuttavia in ragione del citato accertato concorso di colpa al 30% a carico della stessa C., in via equitativa, tale importo viene ridotto proporzionalmente risultando pari a Euro 4665,26; su tale somma sono dovuti interessi nella misura legale dalla data della rottura della promessa (3.8.2015) all’attualità trattandosi di debito di valuta.

In via riconvenzionale parte convenuta formula domanda di restituzione dell’anello di fidanzamento di marca S..

Orbene, sul punto è circostanza non contestata e riconosciuta dalla stessa attrice che il sig. D.B. regalava alla medesima un anello; parimenti pacifico e non contestato che tale regalo avveniva in occasione della seconda proposta di matrimonio e dunque si poneva in stretta causalità con le nozze (cfr. atto di citazione e comparsa conclusionale pag. 3 “a dicembre 2014 il Sig. B. ha rivolto alla Sig.ra C. una seconda proposta di matrimonio, questa volta donandole l’anello di fidanzamento, a conferma della serietà delle proprie intenzioni e della certezza dei propri sentimenti;”)

Orbene, a fronte della specifica allegazione di mancata restituzione di parte convenuta, ex art. 2697 c.c. era onere di parte attrice dimostrare l’avvenuta riconsegna; al contrario, all’esito del giudizio, in base all’istruttoria espletata, non solo non è stata fornita t prova a riguardo ma, secondo una valutazione probabilistica, lo stesso convenuto ha dimostrato che l’anello non è stato riconsegnato

L’attrice in particolare, non ha offerto prova orale significativa sul punto né prova documentale.

A quest’ultimo proposito, in primo luogo, la richiesta di restituzione dell’anello avveniva, in modo formale, nell’immediatezza della rottura del fidanzamento, già in data 6.8.2015 da parte del B., tramite il sui legale (doc. 9 parte convenuta)

In secondo luogo non è sufficiente la missiva via PEC (doc. 10 convenuta) in quanto atto a formazione unilaterale dello stessa attrice avente al più valore indiziario; inoltre risulta accertato che in detta missiva la medesima dichiarava di aver restituito altri beni che invece erano restituiti soltanto successivamente in sede di accordo transattivo dell’aprile 2018 (cfr. doc. allegato alla comparsa conclusionale); parimenti, le stesse allegazioni di parte attrice risultano essere, sul punto generiche non precisando in alcun modo il momento e il luogo della riconsegna.

In terzo luogo, al contrario, plurime e concordanti dichiarazioni testimoniali hanno confermato la circostanza della mancata restituzione (B.E., la quale ha affermato: “Confermo; avevo visto l’anello di fidanzamento e non era stato restituito …” e il signor B.L., il quale ha affermato: “Confermo. Non conosco tutti i beni personali di mio figlio; sono certo della catenina del B. e dell’anello di fidanzamento e delle due fedi del matrimonio”; O., sia pure meno attendibile dei primi due).

In punto di diritto ai sensi dell’art. 80 c.c. il promittente può domandare la restituzione dei doni fatti a causa della promessa del matrimonio se questo non è stato contratto: la restituzione dei doni effettuati in occasione del matrimonio è dunque obbligo ex lege a carico del donatario nei confronti del donante, per la sola ipotesi che il matrimonio non sia stato contratto, senza alcuna rilevanza delle cause che hanno determinato il mancato matrimonio (Cass. 8.2.1994 n. 1260)

In ragione di quanto esposto la relativa domanda di parte convenuta risulta fondata e la sig.ra C. è tenuta alla restituzione del citato anello di fidanzamento; viene altresì disposto termine di 15 gg. per l’adempimento, tenuto conto della relativa semplicità della restituzione

Circa le spese processuali, la formulazione dell’art. 92 c.p.c. consente la compensazione, totale o parziale delle spese nel caso di “soccombenza reciproca”; secondo l’interpretazione maggioritaria della giurisprudenza di legittimità “la nozione di soccombenza reciproca, che consente la compensazione parziale o totale tra le parti delle spese processuali (art. 92 c.p.c., comma 2), sottende – anche in relazione al principio di causalità – una pluralità di domande contrapposte, accolte o rigettate e che si siano trovate in cumulo nel medesimo processo fra le stesse parti ovvero anche l’accoglimento parziale dell’unica domanda proposta, allorché essa sia stata articolata in più capi e ne siano stati accolti uno o alcuni e rigettati gli altri ovvero quando la parzialità dell’accoglimento sia meramente quantitativa e riguardi una domanda articolata in un unico capo” (in termini recentemente Cass. 30.9.2015 n. 19520 nello stesso senso Cass. 23.9.2013 n. 21684).

Nel caso in esame, circa l’an, pur avendo accolto la domanda principale di parte attrice e dunque riconosciuta una primaria responsabilità del sig. D.B. in ordine alla rottura della promessa di matrimonio, tuttavia è stato accertato anche un significativo concorso di colpa della stessa sig.ra C..

In secondo luogo, in punto di danno, in adesione al maggioritario e preferibile orientamento giurisprudenziale è stata giudicata infondata la richiesta di risarcimento di danno non patrimoniale avente ad oggetto il risarcimento del danno alla salute, reputazione o immagine della sig.ra C..

In terzo luogo, sul piano patrimoniale, anche a non voler considerare il quantum oggetto di domanda originaria (il cui valore era notevolmente superiore), l’ammontare riconosciuto all’attrice all’esito del giudizio è stato notevolmente inferiore anche rispetto alla domanda come rideterminata in sede di comparsa conclusionale all’esito dell’accordo (Euro 4665,26 rispetto a Euro 19.122,65, circa l’80% in meno); inoltre, sul piano della soccombenza virtuale, l’attrice non ha comunque fornito adeguata prova del danno subito

in ragione dell’acquisto dell’immobile: l’esborso dei ratei di mutuo infatti ex se, non configura pregiudizio patrimoniale risarcibile dovendo essere rapportato al valore del bene oggetto di acquisto.

In quarto luogo è stata accolta la domanda riconvenzionale del convenuto relativa alla restituzione dell’anello di fidanzamento non avendo l’attrice provato la restituzione.

In ragione di quanto esposto sussistono i presupposti per la compensazione integrale delle spese tra le parti ex art. 92 c.p.c.

PQM

Il Tribunale di Pavia, in persona del dott. Renato Cameli,definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza ed eccezione disattesa o assorbita, così dispone:

  • I) Accoglie, nei limiti di cui in motivazione, la domanda di parte attrice K.C. (C.F. (omissis…)(;) e, per l’effetto, condanna D.B. (C.F. (omissis…)(;), al pagamento di Euro 4665,26 nei confronti di K.C., oltre interessi legali dal 3.8.2015 all’effettivo soddisfo;
  1. II) Accoglie la domanda riconvenzionale del convenuto D.B. e per l’effetto,
  • condanna la sig.ra K.C. alla restituzione dell’anello di fidanzamento marca S. donatole in occasione della seconda promessa di matrimonio entro il termine di 15 gg. dalla pubblicazione della sentenza;

III) Compensa interamente le spese tra le parti in giudizio.

Così deciso in Pavia, il 5 giugno 2018.

Depositata in Cancelleria il 5 giugno 2018.

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Avv. Francesca Pevarello

L’avv. Francesca Maria Fabiana Pevarello nasce a Milano il 1.02.1988. Si diploma presso un liceo classico salesiano e consegue nel 2013 la laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano, con votazione di 110 e lode. La stessa ha collaborato con la cattedra di istituzioni di diritto romano retta dalla Dott.ssa Iole Fargnoli. La professionista ha svolto pratica dapprima nello studio dell’avv. Salvatore Armenio, legale delle maggiori compagnie assicurative italiane ed ora deceduto e poi presso lo studio dell’avv. Fabiana Bravetti, esperta nel settore della responsabilità medica. L’avv. Pevarello dal 17.01.2019 è iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano e ad oggi si occupa di diritto civile, penale e diritto del lavoro, tanto sul piano giudiziale che stragiudiziale, sia in favore di privati che di Enti. La stessa cura costantemente il proprio aggiornamento professionale e le relazioni con il Consiglio dell’Ordine di appartenenza.

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