La responsabilità del giornalista nell’intervista in diretta.

La presente pronuncia trae origine da due interviste, aventi ad oggetto una diatriba familiare sulla tumulazione e vicende successorie inerenti ad un noto conduttore televisivo, scomparso anni addietro

, rese da un agente immobiliare e dalla moglie di quest’ultimo a due emittenti televisive, che, a parere della figlia del professionista avrebbero leso la propria reputazione. Viene qui in considerazione però non la responsabilità degli intervistati, ma del giornalista. Il Tribunale capitolino, richiamando noti precedenti della Cassazione, ha precisato che in caso di intervista “in diretta” le notizie provengono da una fonte “non filtrata”, con la conseguenza che non si può esigere dal giornalista un’attività di verifica sulla fondatezza della notizia comunicata e diffusa. Ciò in quanto la diffusione avviene istantaneamente. Unico obbligo per il giornalista è quello di adottare una diligenza “in eligendo”, ossia nella scelta dell’individuo a cui porre delle domande, per evitare di dare la parola a soggetti che prevedibilmente ne approfittino per commettere reati. Il professionista inoltre ha l’obbligo di intervenire, se possibile, laddove si accorga che il dichiarante stia eccedendo i limiti della continenza o stia sconfinando in settori privi di rilevanza sociale. Nel caso di specie la conduttrice si è limitata a recepire quanto dichiarato dagli intervistati, accogliendo semplicemente il personale punto di vista degli stessi, rispetto a vicende che li avevano coinvolti in prima persona e riportando anche le opinioni della figlia. Alcune notizie, tra l’altro, erano state dalla stessa diffuse già in epoca antecedente proprio da parte attrice ed in ogni caso le vicende narrate avevano rilevanza pubblica. Da qui il rigetto della domanda risarcitoria attorea.

Tribunale Roma sez. I, 29/08/2018, (ud. 28/06/2018, dep. 29/08/2018), n.16682

Fatto

Con atto di citazione ritualmente notificato alle controparti, C.F. conveniva in giudizio la Società R. – R.T. S.P.A. e D.M. C. (detta B.) per ottenere il risarcimento dei danni non patrimoniali subiti dalla stessa a causa delle condotte delle convenute, ritenute gravemente lesive della riservatezza, dell’immagine e della reputazione dell’attrice nonché dei danni patrimoniali da lucro cessante, che sarebbero derivati dai servizi televisivi mandati in onda durante le trasmissioni “P.C.” e “D.L.”. L’attrice lamentava in particolare i danni derivati dalla lesione dei propri diritti alla riservatezza, all’immagine alla reputazione in ragione di interviste e servizi relativi ai rapporti tra la stessa e la moglie del defunto padre M.Z.. L’attrice ha esposto di essere figlia di G.F., noto conduttore televisivo, deceduto in Mi. il (omissis…)/2008, erede dello stesso insieme con la vedova da terzo matrimonio, M.Z., e che a fronte di contrasti tra le eredi per la gestione e manutenzione dei beni ereditari, tali vicende sarebbero state oggetto di servizi nelle trasmissioni “D.L.” e “P.C.”, in onda sulle reti televisive di R., condotte da B.D.. In particolare, nel corso di 12 mesi si sarebbero susseguite 15 interviste a M.Z., vedova del F. (trasmissioni andate in onda i giorni 17.11.2013; 24.11.2013; 1.12.2013; 5.12.2013; 12.12.2013; 18.12.2013;2.2.2014;4.2.2014;4.3.2014; 24.3.2014;2.4.2014; 2.5.2014; 19.9.2014; 24.9.2014; 2.10.2014), interviste preannunciate dal continuo scorrimenti dei sottotitoli -quali per la trasmissione del 2.11.2013 i seguenti:” tra poco casa F. – figlia contro vedova”, “vedova F. – Tomba abbandonata – in studio vedova F.”,” tra poco casa F. – figlia contro vedova”,” la figlia contro la vedova” – cui faceva seguito un’intervista di circa 40 minuti alla Z., che secondo la prospettazione attorea avrebbe fornito una versione dei fatti non veritiera, tendenziosa e corredata di dettagli irrilevanti, prive di interesse pubblico, attinenti alla vita privata dell’attrice, con contenuti gravemente lesivi della riservatezza e della reputazione della stessa; interviste poi pubblicate on line sul sito della rete televisiva, a disposizione di un vasto pubblico di utenti per un lungo periodo. Parimenti lesiva della riservatezza e dell’immagine dell’attrice sarebbe stata l’intervista, priva del requisito della rilevanza pubblica, resa da D.V., agente immobiliare, che nella trasmissione trasmessa in data 24.9.2014, avrebbe riferito di questione inerente la vendita dell’immobile di proprietà del defunto F., rispetto al quale sarebbero intervenuti diverbi tra le eredi relativi all’alienazione. L’attrice ha rilevato come le condotte ritenute lesive del diritto alla riservatezza e all’immagine, le avrebbero provocato danni morali consistente nella perdita della serenità con peggioramento dei disturbi psicologici di cui la stessa già soffriva dalla morte del padre e danni materiali da lucro cessante, avendo la F. dovuto rifiutare l’offerta lavorativa come assistente al montaggio a causa dello stato di prostrazione psicologica seguente alla diffusione delle trasmissioni di causa. Tanto premesso l’attrice ha concluso nei termini riportati in rubrica.

Costituiti con separate memorie, la società R. S.P.A. e B.D. -costituita dopo la rinnovazione della notifica dell’atto di citazione disposta dal Giudice- hanno entrambe eccepito, in via preliminare, l’improcedibilità della domanda per omesso esperimento della procedura di mediazione. Inoltre, le parti convenute hanno eccepito la nullità dell’atto di citazione, per la mancata introduzione della domanda con ricorso, richiamando l’applicazione dell’art. l’art. 10 del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150 ai sensi del quale le controversie previste dall’articolo 152 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, relative all’applicazione del cosiddetto Codice Privacy, sono “sono regolate dal rito del lavoro”, con conseguente impossibilità di disporre il mutamento del rito, ovvero di applicare l’art. 40 c.p.c.. Nel merito le convenute, premettendo di ritenere l’oggetto del giudizio circoscritto alle interviste in diretta diffuse in data 24.11.2003 e in data 24.9.2014, avendo l’attrice dettagliato le proprie contestazioni unicamente con riferimento a tali trasmissioni, hanno chiesto il rigetto della domanda rilevando il rispetto dei principi del corretto esercizio del diritto di manifestazione del pensiero e di cronaca per essere le interviste trasmesse di interesse pubblico, avendo ad oggetto vicende ereditarie relative a G.F., notissimo personaggio, non avendo le informazioni trasmesse leso la riservatezza dell’attrice, poiché la stessa F. avrebbe divulgato dettagli sulle vicende ereditarie in social network e con missive indirizzate e poi pubblicate da settimanali con diffusione nazionale, e per avere l’intervistatrice rappresentato il punto di vista dell’odierna attrice nel corso delle interviste contestate riassumendo la posizione della stessa, ovvero dando lettura delle dichiarazioni dalla F. diffuse sul social network, nel pieno rispetto dei limiti del diritto di cronaca. Inoltre, le parti convenute hanno contestato l’esistenza dei danni lamentati evidenziando la mancata prova degli stessi e del nesso di causalità tra le condotte contestate e i danni richiesti. Tanto premesso hanno concluso nei termini riportati in epigrafe.

Preso atto dell’eccezione dell’improcedibilità della domanda giudiziale per mancato esperimento del procedimento di mediazione, con ordinanza del 19.11.2015, il Giudice sospendeva il giudizio assegnando all’attrice termine per presentare la relativa istanza; esperito negativamente il tentativo di mediazione dinanzi all’Organismo di Mediazione (doc. 1 memoria ex art. 183 co. 6 n. 1), proseguiva il giudizio con concessione dei termini per le memorie ex art. 183 comma 6 c.p.c. Non ammesse le istanze istruttorie formulate dalle parti, all’udienza di precisazione delle conclusioni, dinanzi al Giudice istruttore nominato in sostituzione del precedente, le parti concludevano nei termini riportati in epigrafe con concessione dei termini ex art. 190 c.p.c..

L’eccezione preliminare formulata dalle parti convenute, di nullità della citazione ex art. 10 del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, per essere stato il giudizio, vertente in materia di violazione del diritto alla riservatezza, introdotto con atto di citazione e non con ricorso, deve essere rigettata. Come già rilevato nell’ordinanza del 19.11.2015, nel presente giudizio “la causa petendi della domanda risarcitoria avanzata dall’attrice non si limita alla violazione della disciplina sul trattamento dei dati personali da parte della convenuta, in quanto la pretesa si fonda anche sulla dedotta violazione del diritto all’immagine e la diffusione di notizie non corrette (tanto da richiamare giurisprudenza in materia di legittimo esercizio del diritto di cronaca). In presenza di un cumulo di domande, fra cui quella relativa all’illecito trattamento dei dati personali, a norma dell’art. 40 c.p.c. la causa risulta correttamente introdotta dalla difesa attrice nelle forme del rito ordinario di cognizione (applicabile alle domande fondate sull’asserita violazione del diritto all’immagine) anziché in quelle del rito del lavoro, applicabile solo alla domanda relativa all’illecito trattamento dei dati personali (art. 10 D.Lgs. n. 150 del 2011). Sul punto si precisa che il rito ordinario – ai sensi dell’art. 40 comma 3 c.p.c. – è recessivo rispetto al rito speciale del lavoro solo qualora una delle cause connesse rientri fra quelle previste dagli artt. 409 e 442 c.p.c.”.

Nel merito, la domanda dell’attrice non è fondata e deve essere respinta.

Preliminarmente deve condividersi la puntualizzazione contenuta negli atti difensivi delle parti convenute secondo la quale le contestazioni della parte attrice devono ritenersi limitate alle interviste mandate in onda, in data 24.11.2013 e in data 24.9.2014, rispetto alle quali sono state formulate specifiche contestazioni; quanto alle altre trasmissione che pure avrebbero avuto ad oggetto le vicende successorie del defunto G.F. e le divergenze tra le eredi, non essendo state articolate specifiche contestazioni dall’attrice, le stesse devono ritenersi non ricomprese nella causa petendi del presente giudizio.

Quanto alla contestazione della parte attrice relativa alla mancanza di interesse pubblico dei contenuti delle interviste contestate, con conseguente violazione del diritto alla riservatezza della F., deve rilevarsi che l’art. 137 del Codice della privacy prevede: “In caso di diffusione o di comunicazione dei dati per le finalita’ di cui all’articolo 136 restano fermi i limiti del diritto di cronaca a tutela dei diritti di cui all’articolo 2 e, in particolare, quello dell’essenzialita’ dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico. Possono essere trattati i dati personali relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso loro comportamenti in pubblico.” L’art. 136 del Codice della privacy, rubricato “Finalità giornalistiche e altre manifestazioni del pensiero” dispone che le relative norme (tra le quali quelle di cui al richiamato art. 137) si applicano al trattamento “effettuato nell’esercizio della professione di giornalista e per l’esclusivo perseguimento delle relative finalità”, cui devono essere ricondotte tutte le forme di manifestazione del pensiero tramite mezzi di comunicazione di massa.

Nella fattispecie, nell’intervista resa da M.Z., in data 24.11.2013, le dichiarazioni della vedova di G.F., attenevano alle vicende relative ai funerali e alla tumulazione del noto ed amato personaggio televisivo. Queste vicende ancor prima di essere oggetto delle dichiarazioni della Z. nell’intervista contestate erano state rese note al pubblico direttamente dalla stessa odierna attrice. La F. non ha, infatti, contestato di aver inviato ad un noto settimanale una missiva per esporre il proprio punto di vista in merito alla vicenda del loculo del padre; in tale missiva l’odierna attrice sarebbe poi passata -come si legge nell’articolo doc. 3 di parte convenuta D.- “all’attacco diretto verso al vedova F., matrigna della ragazza”, scrivendo: “Come ho già detto nel fb di mio padre che gestisco dal 2009 la cosa che desideravo di più è che mio padre fosse sepolto a Boissano…ma nonostante avessi espresso questo desiderio alla vedova lei decise di fare tutto a modo suo organizzando un funerale lussuosissimo ripreso da tutti i giornali. Per questo oggi sono molto “incazzata” visto che si permette di coinvolgermi in prima persona nella storia della lapide trascurata di mio padre …Non posso credere che una donna che per anni ha vissuto nella notorietà non abbia trovato il modo e un po’ di soldi per finire una lapide dove giace il corpo del marito, pur vivendo a Milano”.

Da tali risultanze risulta provato che è stata la stessa odierna attrice a diffondere dettagli relativi alle vicende legate alla sepoltura del padre e a diatribe con la vedova di G.F., rendendo pertanto possibile il trattamento dei dati personali relativi a tali circostanze in quanto resi noti direttamente dalla stessa (cfr. richiamato art. 137 D.Lgs. n. 196 del 2003).

A ciò deve aggiungersi l’indubbio interesse pubblico delle vicende narrate nel corso dell’intervista, relative ad informazioni inerenti un personaggio come G.F. di grandissima notorietà, interesse pubblico sussistente sia con riferimento a profili ereditari sia quanto alle circostanze della sepoltura. La stessa condotta dell’attrice evidenza tale notorietà, essendo emerso che la F. gestisce un sito facebook relativo al padre, da data successiva alla sua morte; solo l’elevatissima notorietà del padre giustifica la presenza di un sito, che a distanza di molti anni dalla scomparsa del famoso personaggio televisivo, ha continuato a diffondere dettagli sulla sua attività e sulle sua scomparsa.

Stesse considerazioni possono essere estese ai contenuti dell’intervista a D.V. trasmessa in data 24.9.2014. L’intervista si riferiva al diverbio insorto tra la F. e l’intervistata, agente immobiliare, con riferimento alla disponibilità in capo a quest’ultima, delle chiavi della villa del F., in Boissano, immobile caduto in successione, chiavi consegnate a D.V. dalla vedova di G.F. senza il consenso dell’odierna attrice; situazione da cui sarebbe scaturito un acceso diverbio tra le due donne, nel corso del quale D.V. avrebbe gettato le chiavi della villa nell’immondizia (con successivo recupero delle stesse). Anche con riferimento a tale evento prima della trasmissione di causa, la F. aveva diffuso dettagli sul diverbio sui social network, tanto che l’intervistatrice B.D. odierna convenuta, ha iniziato l’intervista proprio riportato quanto diffuso in merito sui social network dalla stessa F.. La previa diffusione di una notizia, riferita alle vicende ereditarie di un noto personaggio pubblico su un social network a diffusione planetaria, fa ritenere pienamente sussistente il requisito dell’interesse pubblico, e legittima la condotta dei convenuti che riprendendo la notizia hanno intervistato una delle persone coinvolte nel diverbio.

Rispetto all’ulteriore censura mossa dall’attrice con riferimento ai contenuti delle dichiarazioni delle interviste, deve rilevarsi come convenuti nel presente giudizio non sono le persone intervistate, che hanno reso le dichiarazioni contestate, ma B.D. in qualità di intervistatrice e la società televisiva responsabile della diffusione delle trasmissioni.

Secondo consolidata giurisprudenza in merito alla responsabilità del giornalista – principi applicabili analogicamente al presentatore televisivo- e dell’emittente televisiva in caso di intervista resa “in diretta”: “L’intervista televisiva “in diretta” presuppone che siano comunicate notizie provenienti da una fonte “non filtrata”, con la conseguenza che, in tal caso, non si può esigere dal giornalista l’esecuzione di un sia pur rapido controllo prima della diffusione della notizia ed in particolare un’attività di verifica sulla fondatezza della notizia comunicata e diffusa, in quanto essa viene diffusa nello stesso momento in cui il giornalista la apprende dall’intervistato. Ne deriva che l’obbligo di controllo di veridicità che grava sul giornalista in ordine all’intervista “in differita” non è applicabile al giornalista che effettui l’intervista “in diretta”, trattandosi di condotta inesigibile, posto che non si può controllare ciò che ancora non si conosce; tuttavia, il giornalista, in tal caso, deve osservare la diligenza “in eligendo”, nel senso che nella scelta del soggetto da intervistare deve adottare, sia pure nei limiti del diritto-dovere di informare, la cautela preordinata ad evitare di dare la parola a soggetti che prevedibilmente ne approfittino per commettere reati, fermo restando l’obbligo di intervenire, se possibile, nel corso dell’intervista (chiarendo, chiedendo precisazioni ecc.), ove si renda conto che il dichiarante ecceda i limiti della continenza o sconfini in settori privi di rilevanza sociale. (Cass. pen n. 3597/2007).

Inoltre: “In tema di diffamazione a mezzo stampa, qualora la cronaca abbia ad oggetto il contenuto di un’intervista, il requisito della verità dei fatti va apprezzato in relazione alla corrispondenza fra le dichiarazioni riportate dal giornalista e quelle effettivamente rese dall’intervistato, con la conseguenza che il giornalista, laddove non abbia manipolato od elaborato tali dichiarazioni, in modo da falsarne anche parzialmente il contenuto, non può essere chiamato a rispondere di quanto affermato dall’intervistato, sempreché ricorrano gli ulteriori requisiti dell’interesse pubblico alla diffusione dell’intervista e della continenza, da intendersi rispettato per il sol fatto che il giornalista abbia riportato correttamente le dichiarazioni, a prescindere da qualsiasi valutazione sul loro contenuto.” (Cass. civ., n. 23168/2014).

Nella specie, nelle interviste contestate, la conduttrice si è limitata a recepire quanto dichiarato dalla intervistate, peraltro senza che i contenuti delle dichiarazioni travalicassero i limiti della continenza essendo le stesse finalizzate ad esprimere il personale punto di vista delle intervistate stesse, rispetto a vicende che le hanno personalmente coinvolte. L’intervistatrice ha avuto cura, in entrambi i casi, di riportate il punto di vista della F.: nel primo caso (intervista del 24.11.2013) affermano quanto dichiarato dalla F. in merito alle scelte relative ai funerali del padre; nel secondo caso (intervista del 24.9.2014) riportando i contenuti delle dichiarazioni diffuse sui social network dalla F..

L’accertata presenza di interesse pubblico delle vicende narrate nelle interviste oggetto di causa, insieme all’accertata previa diffusione delle notizie nelle stesse riportate da parte della stessa F., ed al rilevato rispetto dei principi della corretta modalità di esecuzione dell’intervista televisiva (non essendo stato accertato alcun superamento del limite della continenza) sono elementi da cui discende il rigetto della domanda formulata dall’attrice.

Le spese di giudizio liquidate in dispositivo, calcolate con riferimento al valore della controversia, seguono la soccombenza.

PQM

definitivamente pronunciando, ogni altra istanza disattesa, così provvede:

  • – rigetta le domande formulate da C.F.;
  • – condanna C.F. alla rifusione delle spese di lite in favore di ciascuno dei convenuti R. R.T. spa, in persona del legale rappresentante pro tempore, e M.M.D. che si liquidano in complessivi Euro 8.000 oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 28 giugno 2018.

Depositata in Cancelleria il 29 agosto 2018.

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Avv. Francesca Pevarello

L’avv. Francesca Maria Fabiana Pevarello nasce a Milano il 1.02.1988. Si diploma presso un liceo classico salesiano e consegue nel 2013 la laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano, con votazione di 110 e lode. La stessa ha collaborato con la cattedra di istituzioni di diritto romano retta dalla Dott.ssa Iole Fargnoli. La professionista ha svolto pratica dapprima nello studio dell’avv. Salvatore Armenio, legale delle maggiori compagnie assicurative italiane ed ora deceduto e poi presso lo studio dell’avv. Fabiana Bravetti, esperta nel settore della responsabilità medica. L’avv. Pevarello dal 17.01.2019 è iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano e ad oggi si occupa di diritto civile, penale e diritto del lavoro, tanto sul piano giudiziale che stragiudiziale, sia in favore di privati che di Enti. La stessa cura costantemente il proprio aggiornamento professionale e le relazioni con il Consiglio dell’Ordine di appartenenza.

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