L’assegno divorzile nella più recente giurisprudenza di legittimità e di merito.

L'assegno divorzile nella più recente giurisprudenza di legittimità e di merito.

Con la nota pronuncia a Sezioni Unite del 2018 si è indicato al Giudice di seguire una serie di passaggi per arrivare a stabilire in quali ipotesi l’assegno divorzile debba essere corrisposto e in che misura.

Tale percorso logico è stato confermato dalla recentissima giurisprudenza di legittimità (ex multis Cass. 3869/2019; Cass. 2480/2019; Cass. ordinanza n. 4523/2019) e di merito e, in ottica difensiva, è bene venga esplicitato negli scritti di parte, che devono essere schematici ed esaustivi. In primo luogo l’organo giudicante è tenuto ad accertare l’eventuale rilevante disparità tra le posizioni economiche complessive delle Parti. Per compiere questa operazione è necessario comparare le condizioni reddituale e patrimoniali tra i coniugi.

Lo squilibrio (assenza o insufficienza dei redditi del coniuge economicamente più debole, secondo il criterio comparativo e assistenziale) deve essere ricollegato eziologicamente alle scelte di conduzione della vita familiare adottate e condivise in costanza di matrimonio, con sacrificio delle aspettative professionali e reddituali di una delle parti in funzione dell’assunzione di un ruolo trainante all’interno della famiglia. Di fondamentale importanza è la verifica del contributo dato per la formazione del patrimonio comune e dell’altro coniuge (ex multis Tribunale di Reggio Calabria, sez. I, 4.12.2018, sent. n. 1745). Anche il conferire integralmente la propria eredità alla comunione dei beni costituisce un atto significativo in quanto non dovuto per legge ex art. 179 c.c., così come finanziare l’attività imprenditoriale del coniuge o risanarne i debiti. Aspetto cruciale da valutare è  la durata del matrimonio, in base ai principi autodeterminazione e autoresponsabilità. E ancora: prima è stato contratto il vincolo e più assumono efficacia condizionante le aspettative di vita e la perdita di chance professionali. L’impegno dovrà essere economico e personale. Occorrerà appurare anche il ruolo assunto dai coniugi in relazione ai doveri di cura ed educazione dei figli, ricorrendo in sede processuale a testimonianze. Qualora uno dei coniugi abbia sostenuto la carriera del marito, curando le relazioni con i managers (organizzando viaggi o cene), risulterà necessario ottenere dichiarazioni di questi ultimi in tal senso. In ogni caso, si rileva, il lavoro casalingo ha certamente comportato un risparmio di spesa per la gestione della casa e dei figli.

Affrontati questi aspetti il Giudice è tenuto verificare se il divario economico possa essere superato dal richiedente l’assegno reperendo una occupazione (non deve essere solo astratto): l’età anagrafica assume in tal senso particolare rilievo (Tribunale di Torino, sez. VII, 30.11.2018, sent. n. 5582).

Per quanto concerne la quantificazione dell’assegno divorzile, lo valutazione è svincolata dal tenore di vita goduto in costanza di matrimonio e non connesso all’autosufficienza economica. La contribuzione fornita alla famiglia sarà il vero nodo cruciale: ciò in quanto il solo criterio assistenziale non è sufficiente, ma è stato affiancato dalla giurisprudenza da quello perequativo e compensativo. Non basta che il beneficiario non possieda redditi, rendite o immobili (anche il godimento della casa coniugale assume rilievo): è necessario che tale condizione sia dipesa da scelte familiari e che abbia apportato il proprio contributo personale o economico. In ogni caso occorre stabilire, mediante la valutazione di una agenzia immobiliare, il valore commerciale attuale degli immobili e la possibilità concreta di venderli o locarli, tenuto conto anche della zona geografica in cui sono collocati. La prova di non possedere capacità professionali specifiche e l’impossibilità di reperire una occupazione dovranno essere provate dalla parte richiedente l’assegno in giudizio con ogni mezzo istruttorio idoneo, anche di natura presuntiva. Normalmente si ricorre alla produzione in giudizio di lettere di richiesta di lavoro e prova di loro invio. In un’ottica difensiva sarebbe auspicabile incaricare un consulente del lavoro che verifichi, contabilmente, quanto il coniuge richiedente avrebbe guadagnato se avesse continuato a lavorare, che pensione avrebbe percepito e quali contributi avrebbe incamerato. Qualora fosse sussistente una invalidità a livello fisico o mentale nel corso dell’istruttoria tale dato dovrà essere rimarcato con il deposito di documentazione medica, INPS ed eventualmente una relazione medico-legale.

Per quanto concerne la titolarità di cespiti immobiliari, occorrerà tener conto di tutti gli onori “latu sensu” imposti e del costo di vita nel luogo di residenza (Tribunale di Siena, 6.11.18, sent. n. 1271). Naturalmente anche l’esposizione bancaria, il pagamento di un mutuo e la contrazione di debiti da parte del coniuge concedente andranno valutati (Corte d’appello di Cagliari, sez. I, sent. n. 857).

Come è noto il diritto di percepire l’assegno divorzile viene perso dal beneficiario allorché intraprenda una convivenza di fatto o incrementi le proprie entrate, o percepisca una cospicua eredità. A tal fine spesso si rendono necessarie indagini di natura patrimoniale da parte delle Agenzie delle Entrate, che possono essere disposte dal Giudice anche d’ufficio, e ordini di esibizione ex art. 210 c.p.c..

Un aspetto molto interessante, evidenziato dalle sentenze di merito, è che qualora non siano intervenuti eventi determinanti una modifica delle condizioni patrimoniale e reddituale della Parti tra la sentenza di separazione (soprattutto se consensuale) ed il divorzio, l’importo del contributo al coniuge richiedente e già avente diritto rimane il medesimo (Tribunale di Treviso, sez.I, 3.12.2018, sent. n. 2421; Tribunale di Milano, sex. IX, 3.10.18, sent. n. 9726; Tribunale di Milano, sez. IX, 19.09.2018, sent. n. 9757). Tra l’altro la giurisprudenza di legittimità ha più volte stabilito che la mancata richiesta di assegno di mantenimento in sede di separazione non preclude di certo il suo riconoscimento in sede divorzile, ma può rappresentare un valido indice di riferimento nella misura in cui appaia idoneo a fornire utili elementi di valutazione relativi alle condizioni economiche dei coniugi (ex multis cass. 11686/2013; Cass. 2480/2019). Per quanto concerne le spese processuali, si rappresenta che molti Tribunali tendono a compensarle alla luce del fatto che le decisioni in merito al diritto a percepire un assegno divorzile tengono conto del nuovo orientamento della giurisprudenza di legittimità, della soccombenza quasi sempre reciproca e della natura necessaria del giudizio (ex multis Tribunale di Milano, sex. IX, 3.10.18, sent. n. 9726).

Questo lo stato dell’arte, al momento, in materia.

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L’avv. Francesca Maria Fabiana Pevarello nasce a Milano il 1.02.1988. Si diploma presso un liceo classico salesiano e consegue nel 2013 la laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano, con votazione di 110 e lode. La stessa ha collaborato con la cattedra di istituzioni di diritto romano retta dalla Dott.ssa Iole Fargnoli. La professionista ha svolto pratica dapprima nello studio dell’avv. Salvatore Armenio, legale delle maggiori compagnie assicurative italiane ed ora deceduto e poi presso lo studio dell’avv. Fabiana Bravetti, esperta nel settore della responsabilità medica. L’avv. Pevarello dal 17.01.2019 è iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano e ad oggi si occupa di diritto civile, penale e diritto del lavoro, tanto sul piano giudiziale che stragiudiziale, sia in favore di privati che di Enti. La stessa cura costantemente il proprio aggiornamento professionale e le relazioni con il Consiglio dell’Ordine di appartenenza.

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