Le novità della c.d. Legge Spazzacorrotti (n. 3 del 2019)

Le novità della c.d. Legge Spazzacorrotti (n. 3 del 2019)

La legge n.3/2019 ha apportato notevoli modifiche tanto al codice penale e dal codice civile, quanto a quello di procedura penale. In questo primo articolo andremo ad analizzare in maniera schematica le novità normative in materia di diritto sostanziale, tutte recanti notevoli implicazioni pratiche. Verrà analizzata alla la mutata normativa avente come protagonista l’agente sotto copertura.

Seguiranno focus sul codice di procedura penale, sull’ordinamento giudiziario,  sulla modifica della disciplina della responsabilità da rtao ex D.LGS 231/2001 e sulla trasparenza e prevenzione della corruzione.

PRESCRIZIONE E REATO CONTINUATO-riforma in vigore dal 2020

Il termine della prescrizione decorre, per il reato consumato, dal giorno della consumazione; per il reato tentato, dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole; per il rato permanente o continuato, dal giorno il cui è cessata la permanenza o la continuazione. E’ stata dunque reintrodotta la previsione per il reato continuato che era stata abrogata con la l. 251/2005.

L’art. 159 c. 2, già modificato dalla c.d. legge Orlando è stato ulteriormente mutato e prevede oggi che il corso della prescrizione rimane sospeso anche dalla pronuncia di primo grado o del decreto penale di condanna fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o dell’irrevocabilità del decreto di condanna. Resta ferma la pregressa disciplina della prescrizione fino alla sentenza di primo grado.

E’questa la novità con cui i penalisti sono chiamato a confrontarsi: una prescrizione del reato che non potrà più maturare in appello o in Cassazione.

Vengono abrogati i commi n. 3 e 4, in quanto ricollegati al c.2 nella precedente versione dell’articolo.

Il 1 comma dell’art. 160 che prevedeva l’interruzione della prescrizione dalla sentenza di condanna o dal decreto di condanna è stato espunto dal codice penale.

La riforma considera il reato continuato come unico al fine di spostare in avanti il termine di prescrizione anche aventi ad oggetto fatti risalenti nel tempo.

DELITTO COMUNE DEL CITTADINO ALL’ESTERO E DELITTO COMUNE DELLO STRANIERO ALL’ESTERO.

Viene aggiunto un quarto comma all’art. 9 del codice penale, in tema di delitto comune del cittadino all’estero, con la previsione che la richiesta del Ministro della giustizia o l’istanza o la querela della persona offesa non sono necessarie per i delitti di corruzione di persona incaricata di pubblico servizio e traffico di influenze illecite.

Anche l’art. 10, in materia di delitto comune dello straniero commesso all’estero è stato modificato con la previsione di un terzo comma che stabilisce che la richiesta del Ministero della Giustizia o l’istanza o la querela della persona offesa non sono necessarie per i delitti di concussione, corruzione per un atto d’ufficio, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (anche in forma aggravata), corruzione in atti giudiziari, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio, istigazione alla corruzione e traffico di influenze illecite.

MODIFICA DELLA PENA PER IL DELITTO DI CORRUZIONE IMPROPRIA E APPROPRIAZIONE INDEBITA, ABROGAZIONE DEL DELITTO DI MILLANTATO CREDITO, MODIFICA NORMA AVENTE AD OGGETTO IL DELITTO DI TRAFFICO DI INFLUENZE ILLECITE, MODIFICA DELLA RUBRICA E DELL’ELEMENTO OGGETTIVO DELL DELITTO DI CUI ART. 322 BIS, MODIFICA DELL’ELEMENTO OGGETTIVO DEL DELITTO DI INDEBITA PERCEZIONE DI EROGAZIONI A DANNO DELLO STATO.

La legge di riforma ha modificato il testo dell’art. 318 bis c.p. prevedendo un aumento di pena per il delitto di corruzione per l’esercizio della funzione. La cornice edittale passa dall’essere compresa tra 1 e 6 anni a tra 3 e 8.

Idem per il reato di appropriazione indebita con la reclusione compresa tra due e cinque anni ed una multa stabilita tra € 1.000,00 e € 3.000,00 (non più pena detentiva fino a tre anni e pecuniaria fino ad € 1.032,00).

Viene abrogato il delitto di millantato credito previsto dall’art. 346 c.p. e la fattispecie viene accorpata al rato di traffico di influenze illecite previsto dall’art. 346 bis c.p..

Il testo dell’art. 346 bis c.p. risulta oggi il seguente: “Chiunque, fuori dai casi di cui agli artt. 318 (novità), 319 e 319 ter e nei reati di corruzione di cui all’art. 322 bis (novità), sfruttando o vantando relazioni inesistenti (novità) o asserite con un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio o uno dei soggetti di cui all’art. 322 bis, indebitamente si fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altra utilità, come prezzo della propria mediazione illecita verso un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio o uno dei soggetti di cui all’art. 322 bis, ovvero per remunerarlo in relazione all’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, è punito con la pena della reclusione da un anno a quattro anni e sei mesi (innalzamento della pena)”. Al secondo e quarto comma del suddetto articolo le parole “altro vantaggio patrimoniale” sono sostituite da “altra utilità”. Le pene sono aumentate non più solo se i fatti sono commessi in relazione all’esercizio di attività giudiziarie, ma anche per remunerare il pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio o uno dei soggetti di cui all’art. 322 bis,  in relazione al compimento di un atto contrario ai doveri d’ufficio o all’emissione o al ritardi di un atto del suo ufficio. Immutato il resto della norma.

La rubrica dell’art. 322 bis c.p. è stata modificata nella seguente: “Peculato, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione o istigazione alla corruzione di membri delle Corti Internazionali o degli Organi delle Comunità europee o di assemblee parlamentari internazionali o di organizzazioni internazionali e di funzionari delle Comunità europee e di Stati Esteri”. Sempre con riferimento a questa norma si precisa che le disposizioni di cui agli artt. 314, 316, da 317 a 320 e 322 c.3 e 4 si applicano anche alle persone che esercitano funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio nell’ambito di organizzazioni pubbliche internazionali ed ai membri delle assemblee parlamentari internazionali o di un’organizzazione internazionale o sopranazionale e ai giudici e funzionari delle corti internazionali”. Il secondo comma n.2 dell’art. è stato modificato e oggi risulta il seguente: “Le disposizioni di cui agli artt. 319 quater, secondo comma, 321 e 322, primo e secondo comma, si applicano anche quando il denaro o altra utilità è dato, offerto o promesso a persone che esercitano funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio nell’ambito degli stati esteri o organizzazioni pubbliche internazionali”. Il fine della condotta non rileva più per integrare la fattispecie delittuosa.

Per quanto concerne il delitto di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316 ter c.p.) è stato previsto che de il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso della propria qualità o dei propri poteri, la pene della reclusione è contenuta in una cornice edittale compresa tra uno e quattro anni. Trattasi di circostanza ad effetto speciale.

LA NUOVA CAUSA DI NON PUNIBILITA’ EX ART. 323 ter c.p.

Con la riforma non è punibile chi ha commesso alcuni reati contro la PA se, prima di avere notizia ex 335 c.p. che nei suoi confronti sono svolte delle indagini in relazione a tali fatti e, comunque, entro quattro mesi dalla commissione del fatto, lo denuncia volontariamente e fornisce indicazioni utili e concrete per assicurare la prova del reato e per individuare i responsabili. La non punibilità del denunciante è subordinata alla messa a disposizione dell’utilità dallo stesso percepita o, in caso di impossibilità, di una somma di denaro di valore equivalente, ovvero dell’indicazione di elementi utili e concreti per individuarne il beneficiario effettivo, entro il medesimo termine prima indicato.

La causa di non punibilità non si applica quando la denuncia è preordinata rispetto alla commissione del reato denunciato.  La disposizione è volta ad evitare che l’esistenza della causa di non punibilità possa essere utilizzata per provocare impunemente la corruzione al solo fine, ad esempio, di denunciare un rivale.

La causa di non punibilità non si applica in favore dell’agente sotto copertura che ha agito in violazione delle disposizioni dell’art. 9 l. 146/2006.

Il catalogo dei delitti è il seguente: corruzione impropria, corruzione propria, corruzione in atti giudiziari, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, corruzione attiva, delitti di corruzione e di induzione indebita commessi da membri della Corte penale internazionale, da organi e funzionari dell’Unione Europea o di Stati Esteri; turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, astensione dagli incanti.

LA CUSTODIA GIUDIZIALE DEI BENI SEQUESTRATI.

Il nuovo art. 322 ter.1 c.p. prevede che i beni sequestrati nell’ambito dei procedimenti penali relativo ai delitti indicati all’art. 322 ter (artt, 314-321 c.p.), diversi dal denaro e dalle disponibilità finanziarie, possono essere affidati dall’autorità giudiziaria in custodia giudiziale agli organi della polizia giudiziaria che me facciano richiesta per le proprie esigenze operative. Si tratta dei casi in cui il giudice, congiuntamente alla sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti per un grave delitto contro la PA, è obbligato a disporre la confisca dei beni che ne costituiscono il prezzo o il profitto, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando ciò non sia possibile, la confisca di beni per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto. E’una figura “speciale” di confisca.

AMPLIAMENTO DEL NOVERO DEI REATI PER I QUALI E’PREVISTA L’INTERDIZIONE PERPETUA DAI PUBBLICI UFFICI E L’INCAPACITA’ DI CONTRATTARE CON LA PA (art. 317 bis c.p.).

Con la legge di riforma viene ampliato il novero dei delitti che come pena accessoria comportano l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Oltre a peculato, concussione, corruzione propria ed corruzione in atti giudiziari, la previsione si estende ai rato di corruzione impropria, corruzione propria aggravata, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, corruzione attiva, istigazione alla corruzione, traffico di influenze illecite.

Per quanto concerne l’incapacità a contrattare in perpetuo con la PA, la pena accessoria viene estesa al delitto di peculato, corruzione in atti giudiziari, traffico di influenze illecite, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.

Se viene inflitta la reclusione per un tempo non superiore a due anni o se ricorre la circostanza attenuante prevista dall’art. 323 bis c.p.. comma 1, la condanna comporta l’intetrdizione e il divieto temporanei, per una durata non inferiore a cinque anni né superiori a sette annui.

Quando ricorre la circostanza attenuante prevista dall’art. 323 bis c.p. comma secondo, la condanna per i delitti lì previsti comporta le sanzioni accessorie dette per una durata non inferiore ad un anno né superiore a cinque.

IN MERITO ALLA RIABILITAZIONE

Per quanto concerne le condizioni per ottenere la riabilitazione all’art. 179 c.p. è stato aggiunto un comma che prevede che il beneficio non produce effetti sulle pene accessorie perpetue. Solo decorso un termine non inferiore a sette anni dalla riabilitazione, la pena accessoria perpetua viene dichiarata estinta. Ciò a condizione che il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta. Viene modificato anche l’art. 683 c.p.p. e viene attribuita la competenza per l’accertamento delle condizioni di estinzione della pena accessoria a seguito di riabilitazione al Tribunale di Sorveglianza-

LE OPERAZIONI SOTTO COPERTURA.

La l. 3/2019 introduce al comma 1, uno dei più rilevanti elementi di novità in materia di contrasto ai fenomeni di corruzione dei pubblici uffici. Si tratta di una modifica alla disciplina delle operazioni sotto copertura di cui alla l. 146/2006.

Più in particolare è stato mutato il comma 1 lettera a della summenzionata legge con ampliamento del novero dei delitti per cui è consentito il ricorso alle speciali tecniche investigative. E’ stato inoltre ampliato il novero delle condotte scriminate.

L’elenco dei delitti è tassativo: corruzione, corruzione per l’esercizio della funzione corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione in atti giudiziari, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, corruzione attiva, istigazione alla corruzione attiva e passiva, peculato, concussione, induzione indebita a dare o prometter utilità, istigazione alla corruzione di membri della Corte Penale Internazionale o degli Organi delle Comunità europee ed i funzionari delle Comunità europee e di stati esteri, traffico di influenze illecite, turbata libertà degli incanti e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione propria aggravata dal fatto di avere ad oggetto il conferimento di pubblici impieghi o stipendi o pensioni o la stipulazione di contratti nei quali sia interessata l’amministrazione alla quale il pubblico ufficiale appartiene nonché il pagamento o il rimborso dei tributi.

Non è punibile la condotta dell’agente undercover che consista nell’acquisto, ricezione, sostituzione o occultamento anche di altre utilità oltre che (come già previsto), denaro, armi, documenti, sostanze stupefacenti o psicotrope. Le medesime attività sono consentite in relazione a beni o cose che possono consistere anche nel prezzo nonché in relazione all’accettazione dell’offerta o della promessa dello stesso. Entrano nel novero delle condotte scriminate anche la corresponsione di denaro o altra utilità che siano richiesti da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio o siano sollecitati come prezzo della mediazione illecita verso un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio o per remunerare lo stesso. Sono dunque non punibili le attività della polizia giudiziaria che integrano fattispecie corruttive attive o passive e rientrano nel predetto novero le condotte svolte dall’agente tanto nella veste di privato cittadino quanto in quella di pubblico ufficiale. Ugualmente non punibili sono le attività riconducibili al traffico di influenze illecite che consistono nella promessa o dazione di denaro o altro vantaggio patrimoniale in accoglimento di una offerta di mediazione illecita presso un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio. Le condotte scriminate non possono istigare né provocare la condotta delittuosa.

I soggetti legittimati sono, oltre a quelli indicati dalla lettera a) dell’art. 9 comma 1 l. 146/2006, anche gli ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti agli organismi investigativi della Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri specializzati nell’attività di contrasto al terrorismo e all’eversione del Corpo della guardia di finanza competenti in tal senso. La non punibilità è estesa agli ausiliari ed alle interposte persone. Gli ausiliari sono coloro che, interni o esterni alle forze di polizia, ed in possesso di competenze tecniche particolari, coadiuvano a vario titolo l’agente infiltrato nelle proprie mansioni, senza prendere parte materialmente all’operazione. Le persone interposte partecipano all’attività insieme con l’infiltrato. Naturalmente le operazioni devono essere autorizzate e documentate. Gli organi al vertice dispongono la dinamica delle indagini così svolte, dandone comunicazione preventiva all’Autorità Giudiziaria.

MODIFICHE AL CODICE CIVILE

Vengono abrogati gli artt. 2635 c.c. comma 5 e l’art. 2635 bis comma 3. I reati di corruzione tra privati e istigazione alla corruzione tra privati divengono dunque perseguibili d’ufficio e non solo a querela di parte.

Queste in sintesi le modifiche apportate dalla legge di riforma al codice penale, civile ed alla legge che regola le operazioni sotto copertura. La denominazione della legge “spazzacorrotti” ha sollevato molto polemiche in quanto è stata ritenuta di natura politica e idonea ad illudere il cittadino che davvero la corruzione in seguito all’entrata in vigore della normativa cesserà di dilagare. Aspre le critiche anche e soprattutto per quanto concerne le previsioni della riforma dell’istituto della prescrizione da parte dei penalisti di tutta Italia.

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L’avv. Francesca Maria Fabiana Pevarello nasce a Milano il 1.02.1988. Si diploma presso un liceo classico salesiano e consegue nel 2013 la laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano, con votazione di 110 e lode. La stessa ha collaborato con la cattedra di istituzioni di diritto romano retta dalla Dott.ssa Iole Fargnoli. La professionista ha svolto pratica dapprima nello studio dell’avv. Salvatore Armenio, legale delle maggiori compagnie assicurative italiane ed ora deceduto e poi presso lo studio dell’avv. Fabiana Bravetti, esperta nel settore della responsabilità medica. L’avv. Pevarello dal 17.01.2019 è iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano e ad oggi si occupa di diritto civile, penale e diritto del lavoro, tanto sul piano giudiziale che stragiudiziale, sia in favore di privati che di Enti. La stessa cura costantemente il proprio aggiornamento professionale e le relazioni con il Consiglio dell’Ordine di appartenenza.

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