La riforma della LEGITTIMA DIFESA e le altre innovazioni apportate dalla LEGGE 28 MARZO 2019.

La riforma della LEGITTIMA DIFESA e le altre innovazioni apportate dalla LEGGE 28 MARZO 2019.

Con il presente breve articolo si vuole esaminare la reale portata della riforma della causa di giustificazione della legittima difesa e le ulteriori modifiche al codice penale e civile, apportate dalla legge appena approvata dal Parlamento in data 28 marzo 2019.

Occorre subito precisare che chi ricorrerà a tale strumento giuridico per tutelare la propria incolumità verrà in ogni caso sottoposto ad indagini preliminari da parte della Procura della Repubblica. Ciò in quanto risulterà necessario appurare se vi siano i presupposti per l’archiviazione del caso o per il rinvio a giudizio. . L’onorario e le spese spettanti al difensore, all’ausiliario del magistrato e al consulente tecnico di parte di persona nei cui confronti è emesso provvedimento di archiviazione motivato dalla sussistenza delle condizioni di cui all’articolo 52, commi secondo, terzo e quarto, del codice penale o sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento per- ché il fatto non costituisce reato in quanto commesso in presenza delle condizioni di cui all’articolo 52, commi secondo, terzo e quarto, del codice penale nonché all’articolo 55, secondo comma, del medesimo codice, sono liquidati dal magistrato nella misura e con le modalità previste dagli articoli 82 e 83 ed è ammessa opposizione ai sensi dell’articolo 84. Nel caso in cui il difensore sia iscritto nell’albo degli avvocati di un distretto di corte d’appello diverso da quello dell’autorità giudiziaria procedente, in deroga all’articolo 82, comma 2, sono sempre dovute le spese documentate e le indennità di trasferta nella misura minima consentita. Nell’ipotesi in cui, a seguito della riapertura delle indagini, della revoca o della impugnazione della sentenza di non luogo a procedere o della impugnazione della sentenza di proscioglimento, sia pronunciata sentenza irrevocabile di condanna, lo Stato ha diritto di ripetere le somme anticipate nei confronti della persona condannata

Anche l’organizzazione afferente alla trattazione dei processi subirà una modifica e verrà data priorità di trattazione, per quanto concerne la fase dibattimentale, ai casi di omicidio e lesioni colpose se verificatisi in presenza delle circostanze di cui agli articoli 52, secondo, terzo e quarto comma, e 55, secondo comma, del codice penale.

Per quanto concerne la legittima difesa domiciliare, prevista dall’art. 52 c.2 c.p., verrà sempre considerato sussistente il rapporto di proporzionalità tra difesa ed offesa. Legittimo dunque l’utilizzo di armi o altri mezzi di coazione fisica nei confronti dell’individuo che commette una intrusione nella propria abitazione o in ufficio o altro luogo di lavoro. Così letta la norma pone sullo stesso piano la tutela di beni primari come la vita e la salute e beni patrimoniali. La legge introduce poi una nuova ipotesi di non punibilità: chi, aggredito nei luoghi sopra citati, si trova in stato di turbamento grave o in condizione di minorata difesa (è il caso di anziani, donne, o soggetti adulti in presenza di minori), non potrà subire una condanna penale. Ciò sempre che abbia agito allo scopo di tutelare la propria o l’altrui incolumità. Naturalmente l’arma con cui difendersi dovrà essere regolarmente detenuta e i presupposti per l’applicazione dell’istituto, come già ribadito, verranno vagliati dalla magistratura.

Bisogna dunque affrontare le altre modifiche apportate al codice penale dalla riforma.

L’intento del legislatore è stato quello di inasprire le pene per determinati reati di grave pericolo per l’incolumità dei cittadini. Per quanto concerne il delitto di violazione di domicilio (art. 614 c.p.)la pena edittale viene ricompressa tra uno e quattro anni. Nell’ipotesi aggravata (in caso violenza sulle cose o soggetto colpevole armato) tra due e sei anni.

Con riferimento al delitto di furto con strappo o furto in appartamento (art. 624 bis), la pena è fissata tra quattro e sette anni. Se il reato è aggravato da una o più circostanze aggravanti di cui all’art. 625 c.p. o se ricorre una o più delle circostanze indicate dall’art. 61 c.p., la pena è compresa ora da cinque a dieci anni e della multa da euro 1.000 a euro 2.500.

La sospensione condizionale della pena in questa ipotesi di delitto deve, ora, essere concessa, solo in via subordinata al pagamento integrale dell’importo dovuto per il risarcimento della persona offesa.

In caso di rapina, disciplinata dall’art. 328 c.p., la pena della reclusione è elevata da quattro a cinque anni nel minimo, mentre il massimo rimane fissato nei dieci anni. Per quanto riguarda l’ipotesi aggravata del delitto (uso di armi, procurato stato di incapacità di intendere e volere, sui mezzi di trasporto etc) da cinque a sei anni viene elevato il minimo (con il massimo fissato a venti anni) e viene aumentata la multa, la cornice edittale passando da 1.290-3.098 a 2000-4000 euro. In caso di concorso di circostanze aggravanti la pena minima è elevata a sette anni e la sanzione pecuniaria di base ad € 2.500,00.

L’art. 2044 cod. civ. viene così modificato: 1)in caso di eccesso colposo nella legittima difesa il soggetto danneggiato potrà ricevere solo un indennizzo. Occorrerà valutare la gravità, le modalità realizzative ed il contributo causale della condotta posta in essere dal danneggiato. 2) è esclusa la responsabilità di chi ha compiuto il fatto in una della condizioni di legittima difesa previste dai nuovi commi 2, 3 e 4 dell’art. 52 c.p..

Ecco la reale portata della riforma.

Avv. Francesca Maria Fabiana Pevarello

Share

L’avv. Francesca Maria Fabiana Pevarello nasce a Milano il 1.02.1988. Si diploma presso un liceo classico salesiano e consegue nel 2013 la laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano, con votazione di 110 e lode. La stessa ha collaborato con la cattedra di istituzioni di diritto romano retta dalla Dott.ssa Iole Fargnoli. La professionista ha svolto pratica dapprima nello studio dell’avv. Salvatore Armenio, legale delle maggiori compagnie assicurative italiane ed ora deceduto e poi presso lo studio dell’avv. Fabiana Bravetti, esperta nel settore della responsabilità medica. L’avv. Pevarello dal 17.01.2019 è iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano e ad oggi si occupa di diritto civile, penale e diritto del lavoro, tanto sul piano giudiziale che stragiudiziale, sia in favore di privati che di Enti. La stessa cura costantemente il proprio aggiornamento professionale e le relazioni con il Consiglio dell’Ordine di appartenenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *