La riforma del delitto di scambio elettorale politico-mafioso ad opera della Legge n. 43 del 2019

La riforma del delitto di scambio elettorale politico-mafioso ad opera della Legge n. 43 del 2019

Dall’11 giugno 2019 entrerà in vigore la l. n. 43/19 che ha modificato il testo dell’art. 416 ter del codice penale, ossia del delitto di scambio elettorale politico-mafioso.

Come è noto il reato è stato introdotto con la legge n. 356/1992 allo scopo di contrastare i legami tra politica e mafia e il fenomeno della c.d. compravendita di voti. La disposizione tutela il libero diritto di voto che non deve subire influenze dal condizionamento mafioso. Si tratta di un reato contro la PA, plurioffensivo e posto a tutela sia dell’ordine pubblico che del corretto funzionamento delle consultazione elettorali ed il confronto tra candidati.

Soggetto attivo del delitto è chiunque accetta di procurare voti mediante ricorso alla prevaricazione mafiosa con le modalità di cui all’art. 416 bis c.p. per impedire o ostacolare il libero esercizio di voto e per falsare il risultato elettorale. Elementi, questi, da ritenersi essenziali ai fini della distinzione tra la figura del reato in questione ed i similari illeciti di cui agli artt. 96 e 97 del T.U. delle leggi elettorali approvato con il DPR 361/1957 che parimenti sanzionano penalmente condotte di minaccia o di promessa o di somministrazione di denaro o di altre utilità finalizzate ad influenzare il libero convincimento del cittadino elettore. Con la riforma soggetto attivo può essere anche chi appartiene alle associazioni di cui all’art. 416 bis c.p.. La punibilità viene estesa anche ai casi in cui la condotta incriminata viene realizzata attraverso intermediari. 

La stessa pena di applica a chi promette, sempre direttamente o a mezzo di tali ultimi soggetti, di procurare voti. La controprestazione di tale promessa deve consistere nell’erogazione o nella promessa di erogazione di denaro o altra utilità e, con questa riforma, nella disponibilità a soddisfare gli interessi e le esigenze dell’associazione mafiosa.

Trattasi di reato di pericolo e si consuma con la semplice accettazione della promessa (si parla di reato-contratto), senza che sia necessario che l’associazione procuri effettivamente i voti promessi. Per quanto riguarda la condotta dell’uomo politico assume rilievo penale proprio la sua disponibilità a venire a patti con l’associazione mafiosa, in vista del futuro e concreto adempimento dell’impegno assunto in cambio dell’appoggio elettorale.

Elemento soggettivo del delitto è il dolo generico, ossia la rappresentazione e la volontà di richiedere ed ottenere la promessa, con la consapevolezza che il sostegno elettorale sarà prestato dall’associazione tramite il ricorso alla forza dell’intimidazione, sicchè investe il pactum sceleris tra l’associato ed il candidato alla carica elettiva.

Per quanto concerne il regime sanzionatorio la riforma ha modificato la cornice edittale della reclusione fissata con la l. 103/2017 tra 6 e 12 anni, con un aumento: da 10 a 15 anni.

La nuova formulazione dell’articolo prevede inoltre un’aggravante di evento che si verifica allorché il soggetto che ha concluso l’accordo mafioso venga aletto nella relativa consultazione elettorale. In tal caso la pena base viene aumentata della metà, potendo arrivare fino ad un massimo di 22 anni e mezzo. 

Viene inoltre prevista sempre l’irrogazione della pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Chiaro l’intento del legislatore: lotta dura contro l’illegalità e le commistioni tra politica e mafia.

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L’avv. Francesca Maria Fabiana Pevarello nasce a Milano il 1.02.1988. Si diploma presso un liceo classico salesiano e consegue nel 2013 la laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano, con votazione di 110 e lode. La stessa ha collaborato con la cattedra di istituzioni di diritto romano retta dalla Dott.ssa Iole Fargnoli. La professionista ha svolto pratica dapprima nello studio dell’avv. Salvatore Armenio, legale delle maggiori compagnie assicurative italiane ed ora deceduto e poi presso lo studio dell’avv. Fabiana Bravetti, esperta nel settore della responsabilità medica. L’avv. Pevarello dal 17.01.2019 è iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano e ad oggi si occupa di diritto civile, penale e diritto del lavoro, tanto sul piano giudiziale che stragiudiziale, sia in favore di privati che di Enti. La stessa cura costantemente il proprio aggiornamento professionale e le relazioni con il Consiglio dell’Ordine di appartenenza.

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