La riforma della Class Action

La riforma della Class Action

Con la riforma la disciplina della class action dal Codice del Consumo viene oggi regolata dal codice civile (libro IV, titolo VIII bis, artt. 840 bis e seguenti).

In virtù della nuova normativa un’organizzazione o una associazione senza scopo di lucro o ciascun componente della classe può agire nei confronti dell’autore della condotta lesiva per l’accertamento della responsabilità e per la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni. Le associazioni devono essere iscritte in un elenco pubblico istituito presso il Ministero della giustizia.

L’azione può essere esperita nei confronti di imprese o nei confronti di enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità per quanto concerne comportamenti e atti posti in essere nello svolgimento delle rispettive attività.

Resta in ogni caso fermo il diritto all’azione individuale. Non è ammesso l’intervento di terzi ai sensi dell’art. 105 c.p.c.. 

Nel caso in cui intervengano accordi transattivi o conciliativi tra le parti e vengano dunque a mancare in tutti le parti ricorrenti, il Tribunale assegna agli aderenti un termine compreso tra 60 giorni e 90 giorni per la prosecuzione della causa. Tale prosecuzione deve avvenire mediante costituzione in giudizio di almeno un aderente con il ministero di un difensore. Se ciò non avviene il Tribunale dichiara l’estinzione del procedimento, ferma restando la possibilità di esperire azioni individuali degli aderenti o proposizione di una nuova azione di classe.

La domanda può essere proposta solo dinanzi alla sezione specializzata in materia di impresa competente per il luogo ove ha sede la parte resistente. Il ricorso, una volta depositato, viene pubblicato, unitamente al decreto, nell’area pubblica del portale dei servizi telematici in gestione al Ministero della Giustizia.

Il procedimento è regolato come il rito sommario di cognizione ex artt. 702 bis e seguenti ed è definito con sentenza entro i 30 giorni successivi alla discussione orale della causa. Contrariamente a quanto accade secondo questa procedura, non può essere disposto il mutamento del rito. L’ammissibilità della domanda viene stabilita dal Tribunale, con ordinanza, entro 30 giorni dalla prima udienza. Può essere disposta la sospensione della causa se pende dinanzi ad una autorità indipendente o ad un giudice amministrativo un’istruttoria avente il medesimo oggetto. 

La domanda è inammissibile qualora sia manifestamente infondata, quando non sussista omogeneità tra i diritti individuali, qualora il ricorrente versi in una situazione di conflitto di interessi con il resistente o nel caso in cui il ricorrente non sia in grado si curare in modo adeguato i diritti omogenei dei soggetti agenti.

La prima circostanza può essere vinta con la dimostrazione che si siano nel frattempo verificati mutamenti delle circostanze o qualora vengano dedotte nuove ragioni di fatto o di diritto.

L’ordinanza che decide sulla ammissibilità viene pubblicata nell’area pubblica del portale dei servizi telematici entro 15 giorni dalla pronuncia. Contro la stessa è ammesso reclamo entro 30 giorni dalla comunicazione dinanzi alla Corte d’appello o dalla notificazione, se precedente.

Il suddetto Organo Giudiziario decide, in camera di consiglio, con ordinanza, entro 30 giorni dal deposito del ricorso di reclamo. Se ammissibile, la domanda viene ritrasmessa al Tribunale. Qualora il Tribunale abbia statuito l’ammissibilità della domanda, il reclamo non ne sospende il procedimento. Con l’ordinanza che dichiara l’inamissibilità e con quella che io sede di reclamo, conferma l’ordinanza di inammissibilità, il giudice provvede sulle spese.

Decorsi 60 giorni dalla data di pubblicazione del ricorso nell’area pubblica del portale dei servizi telematici non possono essere proposte ulteriori azioni di classe aventi ad oggetto gli stessi fatti e nei confronti del medesimo resistente. Quelle proposte vengono cancellate dal ruolo. Quelle presentate prima del termine di scadenza vengono riunite all’azione principale.

Ciò naturalmente non vale quando l’azione di classe introdotta con ricorso viene dichiarata inammissibile con ordinanza definitiva o quando la causa viene cancellata dal ruolo o è definita con un provvedimento che non decide sul merito.

Per quanto concerne il procedimento la legge così dispone. Il Tribunale con l’ordinanza con cui ammette l’azione di classe fissa un termine perentorio non inferiore a 60 giorni e non superiore a 150 dalla pubblicazione dell’ordinanza nel portale per l’adesione all’azione da parte di soggetti portatori di interessi omogenei individuali . L’aderente non assume la qualità di parte e ha diritto sia di accedere al fascicolo informativo che di ricevere dalla cancelleria tutte le comunicazioni.

Il Tribunale procede nel modo più opportuno, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, agli atti di istruzione rilevanti in relazione all’oggetto del giudizio. In caso di nomina di un consulente tecnico l’acconto sul suo compenso, tranne sussistano motivi particolari, sono posti a carico del resistente ed il mancato pagamento non costituisce motivo di rinuncia all’incarico. La prova circa la sussistenza della responsabilità può essere basata su dati statistici e presunzioni semplici. Il Giudice può ordinare al resistente l’esibizione delle prove rilevanti che rientrino nella sua disponibilità e che il ricorrente, con istanza motivata, ritiene fondamentali.

Se tali informazioni sono riservate il Giudice dispone specifiche misure di tutela tra le quali: audizioni a porte chiuse, oscuramento di parti del documento, accesso solo a persone autorizzate. Per informazioni riservate si intendono documenti contenenti informazioni riservate di carattere personale, commerciale, industriale e finanziario riguardanti imprese e segreti commerciali. Il resistente ha diritto ad essere ascoltato dall’autorità giudiziaria prima che la stessa disponga provvedimenti di esibizione. Se il Giudice lo ordina e il resistente non ottempera le sanzioni amministrative sono ingenti: da € 10.000 ad € 100.000, devoluta alla Cassa delle ammende. Idem per chi distrugge prove rilevanti ai fini del giudizio. In più il Giudice può configurare tale comportamento come probante dei fatti sottesi.

Con la sentenza che accoglie l’azione di classe il Tribunale provvede in ordine alle domande risarcitorie o restitutorie proposte dal ricorrente, accerta che il resistente abbia leso diritti individuali omogenei, definisce quali siano i diritti individuali omogenei, stabilisce la documentazione che i ricorrenti debbono produrre e dichiara aperta la procedura di adesione con fissazione di un termine perentorio tra i 60 ed i 150 giorni per l’adesione a partire dalla data di pubblicazione della sentenza nell’area pubblica del portale dei servizi telematici, nomina il giudice delegato per la procedura di adesione, nomina il rappresentante comune degli aderenti (che deve avere i requisiti per la nomina  a curatore fallimentare), determina il contributo da versare da parte di ciascun ricorrente. Se il contributo non viene versato l’adesione è inefficace-

Il rappresentante comune degli aderenti è qualificato come pubblico ufficiale e il suo incarico può essere revocato in ogni tempo con decreto. 

La domanda di adesione deve essere inserita nel fascicolo informativo nell’area dei servizi telematici e contenere: indicazione del tribunale e dati della procedura, dati dell’aderente, indirizzo Pec proprio o del difensore, indicazione dell’oggetto della domanda, esposizione dei fatti posti a base della domanda, documenti, autocertificazione circa la veridicità di dichiarazioni e documenti, dati per l’accredito delle somme risarcitorie che il ricorrente potrebbe percepire all’esito del giudizio, conferimento al rappresentante comune degli aderenti del potere di rappresentare l’aderente e tutelarne i diritti sostanziali e processuali. Possono essere prodotte dichiarazioni di terzi capaci di testimoniare rilasciate ad un avvocato che attesti l’identità del dichiarante e che verranno valutate secondo prudente apprezzamento dal Giudice. Non è necessaria la tutela mediante legale. 

Entro il termine di 20 giorni dalla scadenza del termine per l’adesione il resistente può depositare una memoria difensiva con eccezioni. Se i fatti proposti dai ricorrenti non vengono contestati si considerano ammessi. 

Il rappresentante comune degli aderenti ha termine entro 90 giorni per predisporre un progetto dei diritti individuali omogenei e rassegna per ciascun ricorrente le conclusioni, comunicando il tutto alle Parti. Lo stesso può chiedere la nomina di consulenti tecnici. Nei successivi 30 giorni il resistente può depositare osservazioni scritte e ulteriori documenti. Nei successivi 60 giorni il rappresentante comune può apportare modifiche al progetto. 

Se il Giudice delegato accoglie in tutto o in parte la domanda di adesione condanna il resistente al pagamento del risarcimento o alla restituzione  ed il provvedimento costituisce titolo esecutivo.

Al difensore dell’aderente viene liquidato un compenso ai sensi dell’art. 13 c.6 l. 247/12.

Il resistente è condannato a corrispondere direttamente al rappresentante comune degli aderenti un importo proporzionale al numero dei componenti della classe, oltre ad un rimborso delle spese documentate. Il compenso è calibrato in base alla complessità dell’incarico, al numero degli aderenti, al ricorso dell’opera di coadiutori ed alla sollecitudine con cui l’impegno è stato eseguito.

La sentenza di accoglimento può essere impugnata con atto pubblicato nell’area pubblica del portale. Gli aderenti possono impugnarla anche per revocazione nei casi di cui all’art. 395 c.p.c. o quando la sentenza è l’effetto di collusione tra le Parti (dal giorno della scoperta della collusione).

Contro il decreto conclusivo resistente, il rappresentante degli aderenti e gli avvocati possono proporre opposizione con ricorso depositato presso la cancelleria del Tribunale entro 30 giorni dalla comunicazione. Il ricorso non sospende l’esecuzione del decreto a meno che non sussistano gravi e fondati motivi e deve essere motivato. Il presidente del Tribunale, nei cinque giorni successivi al deposito del ricorso, designa il relatore e fissa con decreto l’udienza di comparizione entro 40 giorni dal deposito. Il giudice delegato non può far parte del collegio.

Il ricorso insieme al decreto di fissazione dell’udienza deve essere comunicato ai controinteressati entro 5 giorni dal deposito del decreto. Il resistente deve costituirsi almeno 5 giorni prima dell’udienza depositando una memoria contenente difese in fatto ed in diritto. Entro il termine di costituzione del resistente possono intervenire i soggetti interessati. Non sono ammessi ulteriori mezzi di prova o documenti a meno che non si dimostri di essere stati nell’impossibilità di produrli prima per causa non imputabile.

Entro 30 giorni dall’udienza di comparizione il Tribunale provvede con decreto motivato e conferma, modifica o revoca il provvedimento impugnato.

Se il decreto non è diventato definivo nei suoi confronti, l’aderente può revocare la domanda di adesione e proporre azione individuale.

Quando il debitore provvede spontaneamente al pagamento delle somme stabilite con il decreto, tali somme sono versate sul conto corrente bancario o postale intestato alla procedura. Il rappresentante comune degli aderenti deposita il piano di riparto e il giudice delegato ordina il pagamento delle somme spettanti a ciascun debitore. Il rappresentante comune, il debitore e gli avvocati possono proporre opposizione. A questo punto il rappresentante comune deposita i documenti che comprovano i pagamenti effettuati e non ha diritto ad alcun compenso aggiuntivo per tale attività.

L’esecuzione forzata del decreto è promossa dal rappresentante comune degli aderenti, ivi compresi quelli relativi agli eventuali giudizi di opposizione. Le somme ricavate per effetto di provvedimenti provvisoriamente esecutivi e non ancora divenuti definitivi debbono essere trattenute e depositate nei modi stabiliti dal giudice dell’esecuzione. Il compenso dovuto al rappresentante comune è liquidato dal giudice in misura non superiore ad un decimo della somma ricavata ed il credito costituisce privilegio, nella misura del 75%, sui beni oggetto dell’esecuzione. Il rappresentante comune non può stare in giudizio senza l’autorizzazione del giudice delegato, eccezion fatta per i procedimenti promossi per impugnare atti del giudice delegato o del Tribunale,

Il Tribunale, fino alla discussione orale della causa, formula ove possibile e con riferimento al valore della controversia e della difficoltà, una proposta conciliativa o transattivi. La proposta viene pubblicata sul portale e comunicata mediante PEC a tutti gli aderenti. Nel termine indicato dal Giudice si può aderire mediante dichiarazione inserita nel fascicolo informatico. Dopo la pronuncia di accoglimento dell’azione di classe il rappresentante comune, nell’interesse degli aderenti, può predisporre con l’impresa o con l’ente gestore di servizi pubblici o di pubblica utilità uno schema di accordo di natura transattiva. Lo schema viene reso pubblico nelle modalità viste e comunicato alle Pec degli aderenti. Entro 15 giorni dalla comunicazione ciascun aderente può inserire nel fascicolo informatico le proprie motivate contestazioni allo schema di accordo. Se non si fa ciò l’accordo si considera non contestato. Entro 30 giorni  da tale ultimo termine il giudice delegato può autorizzare il rappresentante comune a stipulare l’accordo transattivi. Il provvedimento del giudice delegato è inserito nell’area pubblica del portale ed è comunicato a ciascun aderente mediante PEC.

L’accordo autorizzato costituisce titolo esecutivo e per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale e deve essere integralmente trascritto nel precetto. E’ il rappresentante comune a certificare l’autografia delle sottoscrizioni apposte all’accordo. Nel medesimo termine il ricorrente può aderirvi e godere dei medesimo benefici ai fini esecutivi. Le disposizioni si applicano anche in caso di azione promossa da una organizzazione o associazione avente i requisiti ex art. 840 bis e l’accordo può avere riguardo anche al risarcimento del danno o alle restituzioni in favore degli aderenti che hanno accettato o comunque non si sono opposte.

Si ha la chiusura della procedura allorché le ripartizioni agli aderenti effettuate dal rappresentante comune raggiungono l’intero ammontare dei crediti dei medesimi aderenti o quando nel corso della procedura non è possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese degli aderenti anche in considerazione dei costi. La chiusura è dichiarata con decreto motivato del Giudice, delegato, reclamabile. Gli aderenti a questo punto riacquistano il libero esercizio delle azioni verso il debitore per la parte non soddisfatta dei loro crediti per capitale ed interessi.

AZIONE INIBITORIA

La riforma introduce, accanto alla class action, anche la possibilità di esperire un’azione inibitoria tesa ad ottenere l’ordine di cessazione o il divieto di reiterazioni della condotta omissiva o commissiva. Le organizzazioni o le associazioni senza scopo di lucro i cui obiettivi statutari comprendano la tutela degli interessi pregiudicati dalla condotta sono legittimate a proporre l’azione se iscritte nell’elenco di cui all’art. 840 bis c.p.c. c.2.

L’azione può essere esperita nei confronti di imprese o di enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità relativamente ad atti e comportamenti posti in essere nello svolgimento delle loro rispettive attività.

La domanda si propone con le forme del procedimento camerale dinanzi alla sezione specializzata in materia di impresa competente per il luogo dove ha sede la parte resistente. Il ricorso è notificato al Pubblico Ministero. Il Tribunale può avvalersi di dati statistici e presunzioni semplici. Con la condanna alla cessazione della condotta omissiva o commissiva, il Tribunale può, su istanza di parte, adottare i provvedimenti di cui all’art. 614 bis c.p.c..

Sempre con la sentenza di condanna suddetta il Tribunale può, su richiesta del Pubblico Ministero o delle parti, ordinare che la parte soccombente adotti le misure idonee ad eliminare o ridurre gli effetti delle violazioni accertate. Il Giudice, su istanza di parte, condanna la parte soccombente a dare diffusione del provvedimento, nei modi e nei tempi definiti nello stesso, mediante l’utilizzo di mezzi di comunicazioni appropriati al caso concreto. Se l’azione inibitoria collettiva è proposta congiuntamente all’azione di classe, il Giudice dispone la separazione delle cause.

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L’avv. Francesca Maria Fabiana Pevarello nasce a Milano il 1.02.1988. Si diploma presso un liceo classico salesiano e consegue nel 2013 la laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano, con votazione di 110 e lode. La stessa ha collaborato con la cattedra di istituzioni di diritto romano retta dalla Dott.ssa Iole Fargnoli. La professionista ha svolto pratica dapprima nello studio dell’avv. Salvatore Armenio, legale delle maggiori compagnie assicurative italiane ed ora deceduto e poi presso lo studio dell’avv. Fabiana Bravetti, esperta nel settore della responsabilità medica. L’avv. Pevarello dal 17.01.2019 è iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano e ad oggi si occupa di diritto civile, penale e diritto del lavoro, tanto sul piano giudiziale che stragiudiziale, sia in favore di privati che di Enti. La stessa cura costantemente il proprio aggiornamento professionale e le relazioni con il Consiglio dell’Ordine di appartenenza.

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