TRUFFE ROMANTICHE: ANALISI GIURIDICA DEL FENOMENO

TRUFFE ROMANTICHE: ANALISI GIURIDICA DEL FENOMENO

La cronaca di questi giorni, riportate sui maggiori quotidiani e nei principali programmi televisivi e nei telegiornali, ha affrontato un tema nuovo e spinoso: la truffa c.d romantica o “love bombing”.

Il meccanismo viene perpetrato attraverso socialnetwork e chat e prevede la richiesta di amicizia da parte di uomini o donne avvenenti risiedenti all’estero. Dietro ad un corteggiamento serrato, alimentato dalla idealizzazione (legata alla distanza fisica e talvolta anche sociale) da parte delle vittime, si nasconde una rete criminale internazionale creata al fine di ottenere dazione di denaro in somme ingenti (in media € 50.000,00 per ogni soggetto raggirato, dicono le statistiche). Chi scrive messaggi giustifica richieste economiche con la necessità di fronteggiare interventi chirurgici o per motivi burocratici (per esempio il fermo alla dogana). Il fenomeno coinvolge cittadini italiani ma anche esteri di ogni estrazione sociale e di entrambi i sessi.

Gli autori dell’inganno studiano a fondo il profilo psicologico e gli interessi del soggetto debole e si appropriano di fotografie appartenenti a persone estranee al meccanismo. Il sito dell’associazione A.C.T.A. ha raccolto i profili più usati per renderli riconoscibili. 

Svolta questa ricostruzione occorre ora comprendere in primo luogo comprendere quali siano i profili penali ravvisabili in capo ai rei, i tempi per sporgere querela e le strategie da adottare per evitare di essere, proprio malgrado, coinvolti nel fenomeno.

Con riferimento al caso dell’artista Pamela Prati, si è citato, televisivamente il delitto di “plagio”, previsto, anni addietro, dall’art. 603 c.p.. La norma in realtà è stata dichiarata costituzionalmente illegittima con sentenza della Corte Costituzionale n. 96/1981 in quanto sanzionando genericamente “chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione”, non rispettava il principio di determinatezza.

Inoltre, si rileva, l’elemento oggettivo del reato non contemplava la dazione di denaro o utilità, quindi non sarebbe comunque confacente ai casi di specie.

La giurisprudenza per ora si è occupata di casi parzialmente differenti rispetto a questi: nota è la recentissima sentenza n. 25165/2019 del 6 giugno 2019 concernente una ipotesi di raggiro ad opera di un giovane uomo ai danni di una donna in età matura. Più in particolare il ragazzo aveva avviato, a parere delle difesa della persona offesa, una relazione sentimentale senza amore, l’aveva indotta ad fittiziamente ad acquistare immobili, le aveva chiesto prestiti, proposto contestazioni di quote societarie mentendo sulla reale situazione economica della società. Non solo dunque, afferma la Suprema Corte, il ricorrente aveva simulato sentimenti d’amore, ma aveva creato un progetto di vita in comune idoneo ad avvolgere la psiche del soggetto passivo in modo da assumere l’aspetto della verità e ad attrarre in errore. La menzogna circa i propri sentimenti è rilevante giuridicamente non di per sé, ma in quanto intonata con tutta una situazione atta a far scambiare il falso con il vero operando sulla psiche della vittima. Per ricostruire l’elemento oggettivo del reato occorre dunque tener presente la concatenazione delle note modali della condotta truffaldina e dei conseguenti eventi, nella sequenza indicata dal legislatore: 1) artefizi e raggiri; 2) induzione in errore; 3) atto dispositivo; 4) danno patrimoniale; 5) profitto ingiusto. Ai fini della individuazione della condotta truffaldina occorre accertare l’idoneità ingannatoria  degli artifizi e raggiri ed il nesso causale tra l’inganno e l’errore della vittima la quale, incisa nella sua sfera volitiva da falsi motivi, si determina a compiere una scelta patrimoniale che altrimenti non avrebbe compiuto. Occorre valutare la situazione in concreto, le modalità della condotta, a nulla rilevando la mancata diligenza e di controllo/verifica da parte della persona offesa. 

Altra recente pronuncia è la n. 9654/19. In quel caso un uomo aveva utilizzato artifizi e raggiri consistiti nel simulare sentimenti d’amore, nel mostrare ad una donna due false sentenze (una di separazione ed un di divorzio), nel prometterle di sposarla, nel fare organizzare a spese della stessa per tre volte il matrimonio e rinviando la data per motivi di salute del fratello. L’uomo si faceva elargire regalie dalla compagna, fare piccoli prestiti e veniva sostanzialmente mantenuto. Questo il danno patrimoniale subito dalla persona offesa oltre alle spese sostenute per le mancate nozze. In questo caso la ricostruzione dei fatti ha evidenziato che il meccanismo truffaldino era teso ad indurre la persona offesa in errore circa la realizzazione del progetto familiare e teso ad ottenere un vantaggio patrimoniale.

E ancora, importante è la sentenza del Tribunale di Milano del 14 luglio 2015 che affronta il caso di una donna che aveva prestato al proprio uomo somme di denaro ricevendo da questo promesse circa la costruzione di una famiglia e rassicurazioni in merito alla restituzione di quanto ricevuto. Il tutto sfruttando artatamente i sentimenti della vittima e rappresentandole un futuro insieme in Perù. Il giudice di merito, tra l’altro, nella pronuncia, cita proprio la possibilità che la truffa venga perpetrata tramite socialnetwork e utilizzando dati falsi sulle proprie qualità, interessi e professione al fine di creare sentimenti fittiziamente reciproci e per ottenere una prestazione patrimoniale in proprio favore. Il dolo deve sussistere sin dall’inizio della condotta, non rilevando quello subentrato in epoca successiva. Non viene integrato il reato qualora la persona offesa, anche qualora fosse venuto a conoscenza delle intenzioni del patner, pur di godere della compagnia di una persona avvenente, avrebbe accettato la situazione. In caso di “dubbio concreto” in merito alla possibilità di essere ingannati non si realizza il  delitto. La truffa c.d. sentimentale, in altri termini, non è, a parere del Tribunale, facilmente dimostrabile. In quel caso l’imputato è stato assolto in quanto non sussisteva né l’elemento oggettivo che soggettivo del reato.

Si ricorda che qualora oltre al raggiro vi sia la minaccia ed il ricatto, il soggetto attivo potrà essere indagato per il delitto di estorsione, sanzionato dall’art. 629 c.p..

Se le attività truffaldine vengono perpetrate dai rei attraverso una stabile struttura organizzativa, gli stessi potranno essere chiamati a rispondere anche del reato di associazione a delinquere ex art. 416 c.p..

Come tutelarsi? Non inviando immagini personali a persone conosciute ondine, o dati sensibili o numero di carta di credito, non bonificando somme di denaro a chi le richiede a meno che non si adoperi lo strumento del bonifico internazionale per tenere la tracciabilità. Occorre stare attenti al linguaggio utilizzato, spesso sgrammaticato e cercare le immagini del corteggiatore sui principali motori di ricerca, per vedere se si tratta di una immagine rubata. Vanno evitati gli incontri se non in luogo pubblico e possibilmente alla presenza di  terze persone di fiducia.

Chi utilizza foto altrui può essere chiamato a rispondere, nei confronti del soggetto la cui immagine viene illegittimamente carpita, del delitto di cui all’art. 494 c.p.., ossia del delitto di sostituzione di persona.

La querela per questo reato di truffa deve essere sporta entro tre mesi, mentre i delitti di cui all’art. 494 c.p. e 416 c.p. sono procedibili d’ufficio. 

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L’avv. Francesca Maria Fabiana Pevarello nasce a Milano il 1.02.1988. Si diploma presso un liceo classico salesiano e consegue nel 2013 la laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano, con votazione di 110 e lode. La stessa ha collaborato con la cattedra di istituzioni di diritto romano retta dalla Dott.ssa Iole Fargnoli. La professionista ha svolto pratica dapprima nello studio dell’avv. Salvatore Armenio, legale delle maggiori compagnie assicurative italiane ed ora deceduto e poi presso lo studio dell’avv. Fabiana Bravetti, esperta nel settore della responsabilità medica. L’avv. Pevarello dal 17.01.2019 è iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano e ad oggi si occupa di diritto civile, penale e diritto del lavoro, tanto sul piano giudiziale che stragiudiziale, sia in favore di privati che di Enti. La stessa cura costantemente il proprio aggiornamento professionale e le relazioni con il Consiglio dell’Ordine di appartenenza.

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